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lunedì 19 dicembre 2016

Recensione "Lonely Souls" di Andrea Romanato

Salve compagni di letture,
ogni tanto riesco a fare una toccata e fuga qui nella blogosfera e *udite udite* oggi è uno di quei giorni. Sempre più spesso mi capita di passare da voi e di leggervi senza lasciare un mio pensierino e questo mi fa sentire terribilmente in colpa. Ma credetemi, IL TEMPO MI STA FAGOCITANDO. E infatti, con mio grande disappunto, ho impiegato una settimana e più per riuscire a sedermi davanti al pc e condividere con voi una nuova recensione. Purtroppo non sarà una di quelle recensioni entusiaste e accorate di quando non si riesce a smettere di pensare al romanzo appena concluso. Sarà una di quelle recensioni che ti lasciano con l'amaro in bocca. Ovviamente si tratta di una pura opinione personale, per cui non è assolutamente mia intenzione offendere nessuno (autore in primis) con le mie parole.



Titolo: Lonely Souls: Le streghe di New Orleans
Autore: Andrea Romanato
Data di pubblicazione: 30 Giugno 2016
Prezzo: € 9,99
Trama: Il protagonista è un ragazzo newyorchese, Erik Crane, che si ritrova mezzo morto dopo aver subito un'aggressione da parte di alcuni individui nel tentativo di salvare una ragazza. Quest'ultima gli sussurra delle parole incomprensibili e lui sviene. Quando si risveglia si rende conto di essere nel corpo di una ragazza di nome Evaline e che si trova a New Orleans. 
Un anno dopo, tornando a casa da lavoro, aiuta un'altra ragazza da un aggressore maniaco armato di machete. Quell'incontro e quella ragazza segneranno per sempre la vita di Erik, trascinato sempre di più nel mondo segreto delle streghe e delle loro sanguinose leggi.



RECENSIONE

Ci sono volte in cui stroncare un libro è semplice. Perché non conosci l'autore, perché la trama fa acqua da tutte le parti, perché la storia è arida. Ci sono volte in cui l'autore si pone in modo così garbato nei tuoi confronti, vedi così tanto potenziale nella sinossi e le premesse per amarlo sono lì che ti chiamano, che quando finisci per esserne delusa provi quasi dolore. Pensavo che Lonely Souls sarebbe stato in grado di rapirmi e catturarmi, invece tutto ciò che associo a questo romanzo è sbigottimento.
I dialoghi, la trama, la caratterizzazione dei personaggi sono tutti elementi intrisi di assurdità. Le dinamiche sono irrealistiche e questo porta il lettore a storcere il naso troppo spesso, allontanandolo dall'immedesimazione.
Il fatto poi che il corpo della protagonista, Evaline, fosse abitato da un ragazzo mi ha creato non poca confusione. Non sono riuscita a comprendere il perchè di questa scelta, dato che per tutto il romanzo l'unico a sapere dell'esistenza di EriK è il lettore. E allora perchè inserirlo? Che valore dà in più alla storia? Poco o nulla.
Lonely Souls è 90% combattimenti e 10% di gente che ospita gente senza alcun criterio. Ok che la trama ruota intorno a faide tra congreghe di streghe, ma leggere di scontri e massacri a ogni pagina alla lunga appesantisce il romanzo. E soprattutto vogliamo conoscere un attimino una persona prima di ospitarla in casa nostra?
Altra nota dolente, purtroppo, sono i continui errori di battitura. Capisco che qualche refuso possa sfuggire, ma qui il numero di parole scritte in modo errato supera i livelli accettabili. Suggerirei con molto garbo una revisione da parte dell'autore.
Nonostante le numerose pecche, Lonely Souls offre comunque qualche spiraglio di luce. Apprezzabile infatti la volontà dell'autore di affrontare i temi dell'amicizia e della solidarietà reciproca. Molto carina anche la concezione di stregoneria presentata e declinata in molteplici tipi.
Tutto questo, però, non è bastato a far decollare il romanzo. Leggendo Lonely Souls ho percepito una scrittura ancora acerba, ma che se fosse coltivata e allenata potrebbe portare a risultati più validi. Perchè questo titolo in particolare, a conti fatti, purtroppo non mi sento di consigliarvelo.


mercoledì 20 luglio 2016

Recensione: La storia d'amore più bella del mondo di Massimo Incerpi

BONJOUR SUNSHINE!
Come state? Io ho dato il mio ultimo esame due giorni fa e questo vuol dire che sto alla grande! FIESTAAAAAAAAAAA. *dance, dance, dance*



In questi due giorni mi sono resa conto di essere una tremenda procrastinatrice, perchè dovevo scrivere questa recensione da ben 2 SETTIMANE e invece ho continuato a rimandare. Beh, il problema è che questo libro non mi ha lasciato nulla e, proprio come vi dicevo nello scorso post, ho trovato una grande difficoltà a parlarvene! Ma passiamo ora ai fatti!

Titolo: La storia d'amore più bella del mondo
AutoreMassimo Incerpi
Editore: Newton Compton
Data di pubblicazione: 30 Giugno 2016
Prezzo: € 9,90
Trama: Azzurra ha diciannove anni, ha appena cominciato l’università e vive con la madre. Ragazza modello, ha sempre rigato dritto, seguendo i consigli degli adulti. Almeno finora. Ignorando tutti i pareri contrari, questa volta ha deciso di partecipare a un programma televisivo: La storia d’amore più bella del mondo. Il format prevede che un ragazzo sia corteggiato da più pretendenti e che alla fine ne scelga una da frequentare al di fuori degli studi. La prima serata in TV c’è Omar, un venticinquenne di Milano, bello e carismatico: Azzurra ne è rimasta affascinata la prima volta in cui lo ha visto. Ma le cose non vanno come si aspettava, infatti il ragazzo sembra non provare interesse per lei e apprezzare invece le altre corteggiatrici. Dopo la registrazione della puntata, però, Omar la sorprende, proponendole di trascorrere una giornata a Parigi insieme a lui. Azzurra accetta, ma proprio quando sta per lasciarsi andare, dal suo passato ricompare Tommy, il suo ex, e con lui i tradimenti e la sofferenza che ha subìto e non ancora dimenticato…

Aaaah che fatica scrivere recensioni negative. Le odio, le odio, le odio. Stroncare un romanzo non è mai bello, eppure non posso far altro perchè non c'è niente che mi abbia conquistato. La storia d'amore più bella del mondo è la rappresentazione su carta di tutti quei programmi in cui la vita di coppia viene strumentalizzata, sminuita, ridicolizzata. Programmi di cui, per intenderci, Uomini e Donne è il massimo esempio. Programmi che non ho mai visto, perchè li ho sempre considerati falsi, noiosi, irritanti. E leggere questo romanzo ha solo confermato ciò in cui credevo. Spero di non offendere nessuno con queste parole e se qualcuno trova piacevole seguirli ben venga. Ma per me è un gigantesco no sotto tutti i punti di vista. La trama, le motivazioni, i pensieri e le azioni dei personaggi sono al limite dell'incredibile. Liti, vendette, tradimenti, sotterfugi, bugie. NO, NO, NO. Ma. Che. Noia.
Due, più di tutte, però, sono le cose che non sono riuscita a digerire.
1) Le motivazioni di Azzurra, la nostra protagonista. 
Vede il meraviglioso Omar in televisione, decide che è giunta l'ora di riscattarsi dopo una storia finita male, passa con lui 15 minuti (15 M-I-N-U-T-I) e già è persa di lui. TI. PREGO. Per di più, se vuoi dimostrare a te stessa qualcosa, NON VAI IN UN PROGRAMMA TELEVISIVO PER L'AMOR DEL CIELO. Scusate, questa cosa mi urta.
2) Il momento di conoscenza tra Omar e le corteggiatrici.
Qualcuno mi può gentilmente spiegare come si fanno a conoscere quattro persone insieme? Come? COME? Nel mio mondo, nella mia isola, nella mia mente e forse nella mia ingenuità non si può uscire con quattro ragazze nello stesso momento, provare qualcosa per quattro ragazze contemporaneamente, comportarsi come fidanzati (o quasi) con quattro ragazze insieme. Ok che ne deve scegliere solo una, ma vi giuro che per me questa cosa è inconcepibile. È già difficile riuscire a conoscere bene una persona sola, capire cosa si prova, capire come ci sente con quella persona e capire cosa si voglia da lei. Figuriamoci quattro. 
Potrei continuare così ancora per molto, molto, molto tempo. Potrei raccontarvi di come abbia trovato eccessivamente matura la concezione di Azzurra dell'amore considerando i suoi soli 19 anni o di come sia stato estremamente disorientante sentire chiamare la madre per nome. Perchè non puoi chiamarla "mamma" come qualunque comune mortale? O meglio perchè ti ricordi di chiamarla così solo a giorni alterni? LA. FRUSTRAZIONE. 
Come avrete facilmente intuito non mi sento di consigliarvi questo libro, soprattutto se come me siete restii a questo tipo di programmi. Ma se al contrario li seguite con interesse, penso proprio che potreste apprezzare questo romanzo!

martedì 12 luglio 2016

Recensione: Il viaggio di Lea di Guia Risari

BONJOUR SUNSHINE!
Come state? Spiattellati vicino a ventilatori e condizionatori anche voi? Io sto combattendo il caldo assecondando una mia nuova dipendenza: I MIRTILLI. Domenica mia nonna ce ne ha portati una vaschetta ENORME e sono sempre lì a spilucchiarne qualcuno. Anche adesso, tra una parola e l'altra... come farò quando finiranno? Someone help me, please! Datemi più mirtilli! E mentre io mi abbuffo, a voi lascio la recensione di un libro che purtroppo non è stato capace di conquistarmi.


Titolo: Il viaggio di Lea 
AutoreGuia Risari
Editore: Einaudi Ragazzi
Data di pubblicazione: Giugno 2016
Prezzo: € 14,00
Trama: Lea ha dodici anni. E’ orfana, vive col nonno nella periferia di una città. Traumatizzata dalla perdita dei genitori si chiude in un mutismo ostinato fino a quando il nonno le porta un gatto rosso, Porfirio, un animale misterioso e parlante, un po’ saggio e un po’cinico. Lea è tormentata dalle domande sulla vita, la morte, il dolore e parte assieme a Porfirio per trovare le risposte. Finisce in una bisca, conosce un vagabondo, una chiromante, un assassino poeta, una coppia di pescatori filosofi, una strana famiglia di agricoltori, una gaia becchina. Visita un campo di rieducazione e un trio di velleitari rapinatori che finiscono per cambiar mestiere. È sempre seguita da un'ombra inquietante con piedi piccoli e occhi cangianti. È la Morte che Lea riesce infine a interrogare, scoprendo il senso della vita. Sulla via di casa, Lea fa amicizia con una ragazzina, la nipotina della Morte, che desidera visitare un altro mondo, guidare un vero cavallo e giocare i suoi coetanei. Chiede quindi a Lea di stare un po’ con lei e in cambio risponderà a tutte le sue domande. Il viaggio di Lea è un romanzo di formazione, che affronta temi come la sofferenza, la morte, la paura, il mistero, ma anche l'amore, l'amicizia, la giustizia, la diversità. Nel tentativo di chiarire quello che le risulta oscuro, la protagonista impara che non esiste una risposta semplice alle grandi domande della vita. Ma nella ricerca delle risposte Lea troverà la saggezza che potrà spegnere almeno in parte la sua inquietudine.


La cosa che più mi piace quando un autore mi contatta per leggere un suo libro è che spesso mi propone qualcosa fuori dalle mie corde. E sapete perchè accetto? Perchè voglio mettere alla prova me stessa, uscire dalla mia comfort zone, scovare piccole perle che altrimenti non avrei il piacere di leggere. Il viaggio di Lea è rivolto a un pubblico di ragazzi molto giovani e chi non vuole poter tornare bambino? Ammettiamolo, tutti noi in fondo in fondo siamo eterni Peter Pan. E perciò ho voluto intraprendere insieme a Lea un viaggio, un viaggio alla scoperta di se stessi e alla ricerca di risposte sulla vita e sulla morte. Purtroppo però, nonostante tutte queste grandi premesse, per me non è scattata la scintilla. Ho avuto tante difficoltà a leggere questo libro, a rimanere concentrata sulla trama e sulle parole. Non so se è stato per il periodo o per lo stile di scrittura, ma mi è mancato il coinvolgimento emotivo.
Nonostante questo, il libro non è completamente da bocciare. Ad esempio ho amato la scelta di chiamare il gatto Porfirio e la sua motivazione. Si tratta di una spiegazione semplice, banale se vogliamo, ma mi ha fatto rendere conto che ogni nome ha un suo significato, soprattutto se siamo noi a scegliere quel nome.
"- Porfirio? - ripetè perplesso il gatto. Non aveva mai sentito quel nome. O forse una volta sola. - Mi pare che fosse un filosofo dell'antichità che sosteneva l'uguaglianza tra uomini e animali. Oggi purtroppo nessuno lo ricorda più... Sempre così con i veri geni. -Sì... - balbettò Lea - può darsi, anzi sicuramente. Ma il nome Porfirio viene dal latino e vuol dire rosso, anzi, per la precisione vermiglio." 
Un'altra cosa che ho apprezzato è stata la fantasia dell'autrice nel plasmare personaggi originali, strambi, particolari, esempi lampanti che niente è mai quello che sembra. Che sia per l'aspetto fisico, per le dicerie, per l'apparenza. 
In questo romanzo Guia Risari si pone l'obiettivo di accompagnare il lettore in un percorso di formazione e di crescita tappa dopo tappa, città dopo città, incontro dopo incontro. Lea, sempre in compagnia del suo gatto, un gatto magico in grado di parlare e di consigliare la ragazza, arriva faccia a faccia con la Morte. Letteralmente. E quello che trova non è quello che si aspettava. 
Consiglio questo libro? Non lo consiglio? Non saprei rispondere. Quello che posso dirvi è che a me, con mio grande dispiacere, non ha catturato. Ma ognuno ha il diritto di farsi una propria idea.


mercoledì 30 marzo 2016

Recensione: La bellezza delle piccole cose di Jason Mott

Buongiorno ai miei piccoli esploratori della natura!
Oggi doveva uscire il T5W, ma non ero per niente ispirata, nè nel scriverlo nè nel pubblicarlo e quindi bye bye appuntamenti settimanali. Al suo posto volevo pubblicare un post che mi frulla in testa da diverso tempo, ma al momento sono le 11 di sera, non ho ancora buttato giù una riga e sto lentamente crollando sulla tastiera, per cui... rimandato anche quello! Dato, però, che non mi faccio viva da venerdì, non mi andava di lasciare il blog in letargo per un altro giorno, perciò ho riesumato una recensione che avevo scritto diversi mesi fa e che giaceva inerme nelle bozze. 
Mi spiace, niente beccaccini o cani parlanti per voi oggi, anche se mi sento molto in Up mood. Ehi, non fate quei visetti tristi, sono delusa anche io. E non solo perchè non posso avere un beccacino! Purtroppo state per leggere una recensione non troppo entusiasta. Il libro in questione è La bellezza delle piccole cose di Jason Mott, un romanzo che si presenta con una trama davvero molto interessante, ma che poi si perde in un bicchier d'acqua. Scoiattolo!


Titolo: La bellezza delle piccole cose
Autore: Jason Mott
Editore: Newton Compton
Data di pubblicazione: 25 giugno 2015
Prezzo: € 9,90
Trama: In un giorno qualunque, durante una parata aerea come se ne svolgono tante in ogni angolo degli Stati Uniti, un velivolo cade in mezzo alla folla degli spettatori. Non appena il polverone sollevato dall’incidente comincia a depositarsi, una tredicenne di nome Ava viene trovata in mezzo alle macerie insieme al suo migliore amico, Wash. Lui è sanguinante, ma quando lei gli posa le mani sulle ferite, queste scompaiono improvvisamente. Il mondo scoprirà così l’incredibile dono di Ava, fino ad allora rimasto segreto: la ragazzina ha il potere di guarire gli altri.
Nel paesino dove vive Ava cominciano ad arrivare, di lì a poco, migliaia di persone da ogni parte del globo, che la implorano di aiutarle. Ma ogni miracolosa guarigione ha un costo enorme per Ava, che si indebolisce sempre più. Fino al punto in cui si trova di fronte a un doloroso bivio: preservare se stessa o salvare le persone che ama? Scritto in modo appassionante, La bellezza delle piccole cose è una storia indimenticabile sugli straordinari doni che ci fa la vita.



La bellezza delle piccole cose è la storia di un miracolo e di come la gente reagisce a ciò che non può comprendere. Ava ha tredici anni ed è una ragazzina come tutte le altre. Matt Cooper è un pilota di aerei, un pilota esperto che incanta la folla con le sue acrobazie e i suoi volteggi in aria. Quando, però, ad una festa di paese il suo aereo precipita, la meraviglia si trasforma in orrore e in mezzo alle macerie inizia la conta dei sopravvissuti. 

E adesso che ho scoperto le gif, chi mi ferma più?
Fortunatamente ad un primo conteggio sembra che tutti gli spettatori si siano salvati, ma in realtà all’appello mancano due persone: Ava e il suo migliore amico Wash, rimasti intrappolati sotto i detriti. Ed è in questo momento che tutto cambia. È qui che Ava, disperata per l’amico in condizioni critiche, lo abbraccia e lo salva inaspettatamente. È qui che si grida il miracolo, un miracolo che da lì in poi rivoluzionerà la vita di Ava.
“Nel viso di Carmen, Ava vide l’espressione di migliaia di altre persone. Persone che cercavano aiuto. O speranza. Persone ferite o spaventate, o che desideravano rimettere a posto ciò che si era rotto nelle loro vite. Persone che volevano solo essere rassicurate sul fatto che le cose orribili che avevano immaginato nel cuore della notte non si sarebbero verificate.”
Come dicevo questo è un romanzo che si premura di descrivere come le persone si relazionano con ciò che è fuori dall’ordinario. Non sono molti gli elementi narrati, la trama si esaurisce piuttosto in fretta, ma il pregio che possiede questo libro è quello di indurre il lettore a porsi delle domande. Fin dove ci spinge la disperazione?  Fino a che punto il bisogno di aiuto giustifica il calpestare gli altri? In che misura la vita di un essere umano è più importante di quella di un altro? Mi ha fatto arrabbiare molto leggere questo libro, perché nessuno ha il diritto di pretendere e basta. Jason Mott  mostra una società egoista, ficcanaso e invadente, che si avvicina molto alla società moderna, una società che volta le spalle alla scienza a favore dell’irrazionale, una società che ho odiato dalla prima all’ultima pagina.


Nonostante questo, l’introspezione non è bastata a farmi entrare il libro nel cuore. Lo stile di scrittura è troppo lento, i fatti troppo diradati. Non sono riuscita ad affezionarmi a nessun personaggio, non ho sentito il bisogno di divorare una pagina dietro l'altra. A metà libro mi sono rassegnata al fatto che non sarebbe successo nulla o quasi. Perchè se non mi date emozioni, non riuscirete a conquistarmi.
Detto ciò, per quanto possa sembrare contraddittorio, La bellezza delle piccole cose non è un romanzo da dimenticare nella propria libreria. Lontano anni luce dai clichè e le minestre a cui ci hanno abituati ultimamente, è una lettura che consiglio a chi sta cercando solo un'occasione di riflessione e confronto. 
“<< Esiste una parola per definirlo>>, disse. <<Si chiama infanzia. E una volta che è finita, è finita. La sensazione che il mondo sia qualcosa di immenso e magico scompare. È il momento in cui diventi adulto e perdi la capacità di vedere la bellezza delle piccole cose. Da quel momento in poi riesci a vedere soltanto che prima o poi tutto finirà.>>”


Nota: Chiamare un personaggio Delores è un crimine contro l’umanità, perché questa poveretta nella mia testa è stata soprannominata Dolores tutto il tempo. Ed essendo la moglie di un medico, capite quanto suoni ironica questa cosa?

venerdì 25 marzo 2016

Recensione: Io prima di te di Jojo Moyes

Buonsalve readers!
Oggi è giorno di recensione e, in particolare, vorrei parlarvi di uno dei romanzi più chiacchierati degli ultimi tempi. Io prima di te mi era stato regalato a Natale, prima che diventasse il fenomeno che è adesso. E purtroppo tutto questo gran parlare mi aveva spinta a rimandarne la lettura per diversi mesi, temendo che tutti quei giudizi positivi fossero stati gonfiati dal successo mediatico e dalla promozione del film. E invece mi sbagliavo. Oh, come mi sbagliavo! Io prima di te merita ogni singola lode che gli è stata intessuta!


Titolo: Io prima di te 
Autore: Jojo Moyes
Editore: Mondadori
Data di pubblicazione: 25 marzo 2014
Prezzo: € 13,00
Trama: A ventisei anni Louisa Clark sa tante cose.
Sa esattamente quanti passi ci sono tra la fermata dell'autobus e casa sua. Sa che le piace fare la cameriera in un locale senza troppe pretese nella piccola località turistica dove è nata e da cui non si è mai mossa, e probabilmente, nel profondo del suo cuore, sa anche di non essere davvero innamorata di Patrick, il ragazzo con cui è fidanzata da quasi sette anni. Quello che invece ignora è che sta per perdere il lavoro e che, per la prima volta, tutte le sue certezze saranno messe in discussione.
A trentacinque anni Will Traynor sa che il terribile incidente di cui è rimasto vittima e che l'ha inchiodato su una sedia a rotelle gli ha tolto la voglia di vivere. Sa che niente può più essere come prima, e sa esattamente come porre fine a questa sofferenza. Quello che invece ignora è che Lou sta per irrompere prepotentemente nella sua vita portando con sé un'esplosione di giovinezza, stravaganza e abiti variopinti.
Nessuno dei due, comunque, sa che la propria vita sta per cambiare per sempre.




Parlarvi con lucidità di questo romanzo mi risulta difficile, perchè va a toccare delle corde sensibili e lo fa con una delicatezza e un rispetto magistrale.


Scusate, ora mi ricompongo.
Chiariamo una cosa. Io prima di te NON è una storia d'amore. Non è una di quelle storie in cui lui e lei si incontrano, dopo cinque secondi si dichiarano amore eterno e vissero per sempre felici e contenti. No. Certo, è presente il lato romantico, ma se proprio vogliamo parlare di amore dobbiamo analizzarlo in tutt'altra sfumatura. L'amore che trasuda dalle pagine di Io prima di te è un amore verso la famiglia e verso se stessi, è un amore tanto forte da trasformarsi in disperazione, disprezzo, urgenza, bisogno. Io prima di te è una sfida continua. Una sfida contro i personaggi, una sfida contro il lettore, una sfida contro la vita. Will è sulla sedia a rotelle da più di un anno ormai, a causa di un terribile incidente. Ma Will non è limitato solo nel camminare, perchè l'incidente gli ha procurato una lesione al midolo C/5 che lo ha reso tetraplegico. Questo significa che è paralizzato dal collo in giù, per cui non può provvedere autonomamente a niente. Deve dipendere in tutto e per tutto da un'altra persona e la cosa è umiliante, è degradante, fa sentire Will impotente. 
"Non voglio ancora rientrare. Voglio soltanto rimanere un po' qui e non pensare a..." Deglutì. Perfino nella penombra sembrava tutto faticoso. "Semplicemente... desidero essere un uomo che è stato a un concerto con una ragazza con un abito rosso. Solo per qualche istante ancora."
Ma la paralisi porta con sè anche altre conseguenze. Ovviamente un corpo inattivo non può che essere un corpo debole, che si ammala troppo facilmente e giorno dopo giorno si avvizzisce. Louisa Clark porta una ventata di aria fresca in casa Traynor con la sua stravaganza e la sua esuberanza. Ma questo è sufficiente a ritrovare la forza per ricominciare a vivere?



Io prima di te ci pone di fronte a questa e a molte altre domande e troppo spesso Will ci offre le sue verità in modo crudo. Non è quello che ci aspetteremmo di sentire, non è quello che vorremo sentire. Eppure i temi affrontati sono temi attuali e reali, che al giorno d'oggi persone vere e non personaggi di carta devono affrontare. Cosa faremmo noi se fossimo Will? Cosa faremmo nei panni di Louisa? E se fossimo i genitori, le sorelle, un parente, un amico? Non c'è risposta. Io non saprei rispondere. La disperazione può portare a gesti inconcepibili per chi guarda da fuori. È difficile parlarvi di questo libro senza fare spoiler perchè gli spunti di riflessione che ci offre sono tanti, come tante sono le domande e le opinioni che si affollano nella mia testa. Perchè Io prima di te si insinua dentro di te, ti instillla i dubbi e ti fa crollare tutte le tue certezze. Oltrepassa la linea sottile tra giusto e sbagliato, senza mai etichettare davvero le scelte che vengono prese. Forse perchè non è sempre tutto bianco o nero. Forse perchè credere nell'esistenza del grigio fa più male. 
"La cosa curiosa di essere catapultati in un vita completamente nuova - o almeno sospinti così forte contro quella di qualcun altro da ritrovarti con il viso schiacciato contro la sua finestra - è che sei costretto a rivedere l'idea di te stesso. O di come potresti apparire agli occhi degli altri."
Ho amato alla follia questo romanzo, Io prima di te è uno di quei libri che tutti dovrebbero leggere. La Moyes ha saputo imbastire una trama da brividi e ci tengo a ribadire che l'ha fatto con una delicatezza disarmante. Se non l'avete ancora letto, FATELO. Uh, e se non l'avete ancora letto vi sconsiglio di guardare il trailer, che fa sembrare Louisa un'oca giuliva e vi spoilera di tutto e di più sulla storia. Io prima di te è una delle poche letture che porterò sempre nel cuore. Meraviglioso e puro. 



domenica 28 febbraio 2016

Recensione: Solstice - L'incantesimo d'inverno di C.E.A. Bennet

Salve a tutti bookworms!
In questa domenica uggiosa cosa c'è di meglio da fare se non leggere un buon libro? 
E indovinate un po'? Ne ho giusto qui uno per voi! Siete dunque pronti a farvi stregare da Emma e la sua famiglia, a farvi incantare da Alec e Sam e a perdervi tra segreti e tradimenti? Bene, perchè oggi vi aspetta la recensione del primo volume delle saga Solstice! 


Titolo: L'incantesimo d'Inverno 
Autore: C.E.A. Bennet
Serie: Solstice #1
Editore: Self publishing Narcissus
Data di pubblicazione: 16 settembre 2014
Prezzo: € 0,99
Trama: Emma ha quasi sedici anni e due sorelle, Eileen e Constance. Vivono a Saint Claire, tranquilla cittadina del Connecticut, insieme alla madre Kate e a Miranda, la misteriosa donna comparsa nelle loro vite da quando il padre le ha abbandonate. Le Hataway non sono donne normali, ma streghe costrette a nascondere la loro natura e i loro poteri per rispettare le leggi dei Custodi, ai quali devono obbedienza. Leggi che Emma ha infranto quando era solo una bambina per aiutare quelli che sarebbero diventati i suoi migliori amici, Sam e Alec. Da allora i tre sono inseparabili nonostante Emma sia costretta a nascondere il segreto che più le sta a cuore. Non è l’unica, però, a mentire alle persone che ama. Cosa nascondono Kate e Miranda? Quali sono i terribili segreti seppelliti nel loro passato? Perché il padre è scomparso all'improvviso senza lasciare traccia? Alec Stevens ha sedici anni e molte domande. Spesso ha la sensazione che Emma conosca tutte le risposte. Emma. Cosa lo lega a lei e allo stesso tempo la rende irraggiungibile? Che cosa nasconde? Nel tentativo di svelare e nascondere i segreti che li circondano, Alec ed Emma non si accorgono che qualcuno si muove e li osserva nell'ombra in attesa che arrivi il momento di mettere in atto la sua vendetta. La storia, raccontata in prima persona da Emma e Alec, inizia con due episodi dell'infanzia destinati a cambiare per sempre le loro vite. Dopo un salto di dieci anni li ritroveremo alle prese con un sentimento molto umano, un passato famigliare turbolento e dei poteri che non facilitano le cose, anzi... Una storia d’amore, di amicizia e di legami famigliari burrascosi, ma profondi. Con un pizzico di magia.



Emma e Alec. Alec ed Emma. Migliori amici da sempre, fin da quando erano solamente una mocciosa e un idiota. Questa è la loro storia, è la storia del loro amore, delle loro radici e della loro magia. Quando ho preso in mano L'incantesimo d'Inverno, mi aspettavo di leggere qualcosa di diverso. Non dico migliore o peggiore, solo diverso. E invece ho trovato un inno all'amore, ai sentimenti e alla vita.
La famiglia Hataway nasconde un segreto ed Emma i segreti li conosce fin troppo bene. È la seconda figlia di una strega e per questo ha il potere di vedere i segreti delle persone, usarli, sfruttarli, rivelarli. È così che è diventata amica di Alec e Sam da bambina: ha percepito un segreto inconfessabile e l'ha usato per salvare i due ragazzi dal bullo della scuola. Ma usare questo potere ha delle conseguenze e, se qualcuno lo scoprisse, Emma e la sua famiglia si troverebbero in pericolo. 
"I segreti. Non è per questo che li custodiamo? Perchè sappiamo quanto male possono fare? Come armi che chiunque può usare contro di noi."

I nostri protagonisti sono appunto Emma Hataway e Alec Stevens. Esatto, ho avuto anche io la stessa reazione: occhi sgranati, bocca aperta, fiato corto. Insomma un nome, un programma. Pensate alla mia sanità mentale che sfumava pian piano, immaginandomi interagire ad ogni pagina Alec Lightwood (rigorosamente impersonato da MATTHEW DADDARIO) e Rose Hathaway. Un colpo al cuore continuo. Ma potete stare tranquilli, perchè l’unica cosa che hanno in comune questi personaggi è il nome. Niente copiature, niente richiami, niente allusioni, nulla di nulla. È solo la mia fantasia che galoppa. L’autrice costruisce infatti questi due personaggi da zero, conferendo loro una caratterizzazione psicologica studiata e attenta. Ma quello che più mi ha colpito è stato il fatto che la Bennet lasci grande spazio anche ai personaggi secondari, permettendo loro di plasmarsi e insediarsi nella mente e nel cuore del lettore. Abbiamo Sam, l’amico buono come il pane, pacato, generoso, leale. Eileen, la maggiore tra le Hataway, responsabile e saggia, che si prendere cura delle sorelle. E poi c’è Constance, la sorellina minore che spicca per intraprendenza, intelligenza e che possiede un grande potenziale.
"Il dolore che abbiamo provato se lo riconosciamo nelle persone che amiamo è il peggiore di tutti, perchè ne conosciamo il sapore. Sappiamo come ci si sente e cosa arriverà dopo."

L'incantesimo d'Inverno si presenta a metà tra un fantasy e un romance. Nella prima parte, però, questo secondo aspetto è troppo preponderante, trascinandosi dietro una storia che  sarebbe potuta arrivare in modo più rapido ed efficace al cuore del lettore. Vediamo infatti per troppe pagine Alec ed Emma confrontarsi con i propri sentimenti, le insicurezze, la paura di rovinare la propria amicizia. Ma la storia prosegue, l'autrice recupera alla grande e il legame tra amore e magia si trasforma in un equilibrio perfetto e indissolubile. Pagina dopo pagina viene aggiunto un pezzo al puzzle, vengono svelati segreti e raccontate storie che affondano in verità da sempre taciute. E quando arriverete alla fine sarete lì, col cuore spezzato, col fiato sospeso, ad annegare nelle vostre lacrime e a rendervi conto che non c'è amore senza odio, luce senza malvagità, vendetta, invidia.
La storia scorre, ti appassiona e ti coinvolge. Lo stile di scrittura è ben pensato, ponderato, ma allo stesso tempo magnetico, è in grado di rapirti e incantarti con una manciata di parole. Frasi e pensieri che ti catturano e ti spezzano.
"Un dolore acuto, lacerante mi invase. Un dolore che non era mio, ma mi apparteneva. Un dolore che doveva far parte di me, anzi ne aveva sempre fatto parte ma per errore o per caso era stato messo nel posto sbagliato. E adesso tornava a casa." 
Se posso fare un appunto, la storia è raccontata dal punto di vista di entrambi i protagonisti, ma, non essendo sempre alternati i capitoli, mi ha disorientato la mancanza del nome del narratore. E anche il fatto che il più delle volte i protagonisti chiamassero i genitori per nome mi ha un po’ straniato.
Nonostante questo, L’'incantesimo d'Inverno è senza dubbio un ottimo romanzo d'esordio, consigliato a chi ha un'anima romantica e a chi ha ancora fede nella magia.
A voi che credete nell'amicizia, nei legami indissolubili e nell'amore.


(3.75 stelline)

martedì 23 febbraio 2016

Recensione: Il dominio del fuoco di Sabaa Tahir

Bonsoir miei topini di biblioteca!
Scusate se oggi posto più tardi del solito, ma sono stata intrappolata per ore e ore da test, calcoli e ragionamenti. Esatto, purtroppo stavo studiando. Ovviamente non è una novità dato che slides e appunti ormai mi fanno compagnia tutto il giorno tutti i giorni da mesi, ma domani ho l'ultimo esame di questa infinita sessione invernale ed era necessaria una full immersion in piena regola. WOW, L'ULTIMO ESAME. Quasi vedo la luce in fondo al tunnel, salvo poi ricominciare tutto da capo a giugno. Per questo motivo domani non riuscirò a pubblicare il T5W, ma conto di recuperarlo tra giovedì e venerdì! Non temete, non vi abbandonerò!
Concluse queste informazioni di servizio, sarete felici di sapere che, dopo non so più quanto tempo, sono finalmente riuscita a leggere Il dominio del fuoco. E ora vi tocca la recensione, come se non ne avrete lette già abbastanza. Si tratta infatti di un libro che tutti hanno elogiato e acclamato, ma su cui nutrivo delle perplessità. Questo perchè solitamente quando TUTTI, e dico TUTTI, amano un libro, è matematico che io mi rifugi in un angolino a domandarmi perchè non sia riuscita ad apprezzarlo allo stesso modo. E, infatti, sorpresa sorpresa sono ricascata in questo circolo vizioso. Vi posso dire che tutto sommato questa lettura mi è piaciuta, ma definirlo il miglior romanzo del 2015 mi sembra esagerato!


Titolo: Il dominio del fuoco
Autore: Sabaa Tahir
Editore: Nord
Data di pubblicazione: 8 ottobre 2015
Prezzo: € 16,90
Trama: C'è stato un tempo in cui la sua terra era ricca di arte e di cultura. Laia non può ricordarsene, eppure ha sentito spesso i racconti su come fosse la vita prima che l'Impero trasformasse il mondo in un luogo grigio e dominato dalla tirannia, dove la scrittura è proibita e in cui una parola di troppo può significare la morte. Laia lo sa fin troppo bene, perché i suoi genitori sono caduti vittima di quel regime oppressivo. Da allora, lei ha imparato a tenere segreto l’amore per i libri, a non protestare, a non lamentarsi. Ma la sua esistenza cambia quando suo fratello Darin viene arrestato con l’accusa di tradimento. Per lui, Laia è disposta a tutto, anche a chiedere aiuto ai ribelli, che le propongono un accordo molto pericoloso: libereranno Darin, se lei diventerà una spia infiltrata nell'Accademia, la scuola in cui vengono formati i guerrieri dell'Impero… Da quattordici anni, Elias non conosce una realtà diversa da quella dell'Accademia. Quattordici anni di addestramento durissimo, durante i quali si è distinto per forza, coraggio e abilità. Elias è la promessa su cui l'Impero ripone le proprie speranze. Tuttavia, più aumenta la fiducia degli ufficiali nei suoi confronti, più lui vacilla, divorato dai dubbi. Vuole davvero diventare l'ingranaggio di un meccanismo spietato e senza scrupoli? Il giorno in cui conoscerà Laila, Elias troverà la risposta. E il suo destino sarà segnato.



Il dominio del fuoco è un romanzo raccontato da due punti di vista, quelli di Laia ed Elias. Laia è una giovane dotta di bassa estrazione sociale, che passa il proprio tempo ad aiutare il nonno a prendersi cura dei malati e la nonna a preparare le marmellate. Almeno fino a quando il fratello, sospettato di essere un ribelle, non viene catturato dall'Impero e la sua famiglia sterminata dalle Maschere. Al contrario Elias è un esponente della Gens Veturia, è un nobile, nonchè una di quelle Maschere tanto temute e odiate da Laia. In Elias però c'è qualcosa di diverso dagli altri soldati dell'Impero, perchè questo personaggio mette fin da subito in discussione i metodi di governo e mostra un'umanità che nessuno all'interno dell'Accademia sembra possedere.
"Esistono due tipi di sensi di colpa. Quello che rappresenta solo un fardello e quello che invece ti dà uno scopo. Fa che il senso di colpa alimenti il tuo agire. Fa che ti ricordi sempre chi vuoi essere. Traccia una linea nella tua mente. Non varcarla più. Tu hai un'anima. È ferita, ma è ancora lì. Non permettere a nessuno di portartela via."
Il primo centinaio di pagine scorrono piuttosto lente, in quanto la Tahir ci introduce in modo estremamente preciso e accurato il mondo da lei costruito. Se da un lato è lodevole la cura con cui l'autrice si occupa del worldbuilding, dall'altro tutti questi particolari rendono la lettura davvero pesante. In più i capitoli dal punto di vista di Laia di certo non aiutano ad alleggerire la situazione. Per buona parte del romanzo, infatti, Laia si mostra debole e piagnucolosa ed è stata una grande fatica doverla sopportare. Per fortuna verso metà libro la situazione migliora, la ragazza acquisisce sempre più forza, diventa scaltra e si trasforma in un personaggio di cui andare fieri. Su Elias invece nulla da dire, amato dalla prima all'ultima pagina! È un combattente formidabile, fiero e letale, ma nonostante le sue incredibili abilità di guerriero odia essere una Maschera. Elias è quel tipico personaggio che vi farà venir voglia di entrare nel libro per poterlo abbracciare, consolare e prendervi cura di lui. 
"Tu sei brace sotto la cenere, Elias Veturius. T'infiammerai e brucerai, distruggerai e devasterai. Non puoi cambiare la tua sorte. Non puoi fermarla."
Ovviamente le vite di Laia ed Elias si scontreranno e si intrecceranno più volte all'interno del libro, ma se pensate che ne nascerà immediatamente un qualcosa di romantico vi sbagliate. Perchè in questo libro l'autrice non ci risparmia nulla e dà vita non ad uno, ma a ben DUE TRIANGOLI AMOROSI! Questa sottospecie di quadrangolo che si viene a formare non solo è superfluo, ma è anche irritante, disorientante e noioso. Odio la geometria.
Nonostante questo Il dominio del fuoco si distingue per l'azione, i misteri, per scontri e battaglie, segreti e ribellioni, per la magia. È una storia in cui viene dato un particolare significato all'amicizia, in cui la legge estirpa l'umanità dalle persone, in cui nessuno è davvero libero, qualunque posizione ricopra all'interno dell'Impero. 
Sono rimasta affascinata dalla caratterizzazione degli Auguri, incantanta dalla forza di volontà di Izzi e sconvolta dalla crudeltà delle Selezioni. Superata la lentezza iniziale Il dominio del fuoco si trasforma in un vero e proprio turbinio di emozioni. Una lettura che tutti gli amanti del Fantasy adoreranno, ma su cui si possono senz'altro fare dei miglioramenti. 





lunedì 15 febbraio 2016

Recensione: Fino alla fine del mondo di Tommy Wallach

Buongiorno carissimi!
È tempo di proporvi una nuova recensione. Avete fatto scorta di cibo? Chiuso porte e finestre? Siete preparati all'inevitabile? Bene, perchè oggi ci toccherà sopravvivere alla fine del mondo.


Titolo: Fino alla fine del mondo 
Autore: Tommy Wallach
Editore: Edizioni Piemme
Data di pubblicazione: 10 novembre 2015
Prezzo: € 17,00
Trama: L'asteroide Ardor ha il 66 per cento di probabilità di colpire la Terra, distruggendola. Potrebbe accadere entro due mesi. Potrebbe accadere sul serio. Due mesi è un tempo irrisorio oppure eterno. Dipende. Può essere impiegato per disperarsi oppure per commettere ogni sorta di nefandezza, oppure per ridefinire ciò che siamo, liberandoci dalle etichette che abbiamo lasciato che ci appiccicassero addosso. A Seattle quattro ragazzi stanno aspettando la fine del mondo. C'è lo sportivo, la puttana, lo sfigato, la studentessa brillante. Hanno due probabilità su tre che quei mesi siano l'ultima occasione per fare qualcosa che abbia un senso. Non per essere degli eroi e nemmeno per dimostrare niente a nessuno, ma solo per diventare se stessi, trasformando le proprie vite in qualcosa che abbia avuto senso vivere.



Eccomi qui a fare il bastian contrario della situazione. Perchè sì, mi dispiace dirlo, ma questo libro non mi ha convinto. Almeno non del tutto. 
Ci troviamo di fronte ad una potenziale fine del mondo, perchè l'asteroide Ardor ha il 66% di probabilità di colpire la Terra e distruggerla. La notizia, ovviamente, getta la popolazione nel panico e porta come conseguenza ad atti di sciacallaggio, razzie e vandalismo. Lo Stato, quindi, non può far altro che imporre il coprifuoco e il razionamento di cibo. 
"I libri migliori non parlano di cose a cui non avevi mai pensato prima. Parlano di quello che hai sempre pensato e credevi di pensare solo tu. Quando li leggi, all'improvviso ti senti un po' meno solo al mondo. Fai parte della comunità cosmica di persone che hanno pensato a quella cosa, qualunque sia."
Il romanzo si sofferma in particolare sulla vita di quattro giovani (Andy, Peter, Eliza e Anita) e su come la paura di una probabile fine influenzi le loro vite. Ora, fatemi capire una cosa: se il romanzo è raccontato da questi quattro punti di vista, perchè mai deve essere scritto in terza persona? Io odio la terza persona. La odio, la odio, la odio. E per di più, a questo si aggiunge uno stile di scrittura che non definirei proprio coinvolgente. Anzi, il tentativo dell'autore di proporre uno slang giovanile per me è stato fallimentare e ha ottenuto l'effetto opposto.
Per quanto riguarda i personaggi, anche qui non mancano alti e bassi.
Peter è l'unico personaggio che mi sia piaciuto dall'inizio alla fine. Mette in discussione se stesso e la sua vita, si pone delle domande e rappresenta il tipico adolescente che sta cercando di capire quale sia la sua strada. 
Eliza, Eliza, Eliza. Se all'inizio ho sofferto per lei, più proseguivo con la lettura più provavo antipatia per il personaggio. Scusate eh, ma il discorso "se tutti mi additano come una sgualdrina, allora inizio a comportarmi come tale" non sta nè in cielo nè in terra. Darling, please, are you kidding me?
Anita ha subito invece l'evoluzione inversa. All'inizio nutrivo qualche dubbio sulla sua caratterizzazione, ma man mano che si prosegue con la lettura Anita matura e sboccia e si trasforma in un personaggio che è inevitabile amare.
Infine c'è Andy, l'emarginato succube del proprio "migliore amico" Bobo e immischiato in attività non proprio legali. È stato difficile riuscire ad apprezzare questo personaggio, ma alla fine (proprio fine fine eh) ho intravisto la luce in fondo al tunnel.
"Aveva pensato di poterci morire, soffocato dalla crudele verità che cercava di ignorare da una vita: per quanto lo avesse voluto o cercato, non sarebbe mai stato degno dell'amore di nessuno."
Insomma, si tratta di un romanzo che parte da presupposti ottimi, ma che non riesce a sviluppare al massimo le sue potenzialità. Un romanzo che vuole offrire diversi spunti di riflessione, ma che non è in grado di coinvolgerti completamente. Almeno così è stato nel mio caso, perchè se state pensando di dargli una possibilità non sarò certo io a fermarvi. Chissà, magari voi ve ne innamorerete!








lunedì 8 febbraio 2016

Recensione: Le confessioni del cuore di Colleen Hoover

Hola my beautiful readers!
Dopo un mese e più di agoniante attesa (dall'uscita dell'ebook si intende) finalmente posso stringere tra le mie mani l'ultimo capolavoro della Hoover!!! Ultimo si fa per dire, perchè, mentre noi ci godiamo le pubblicazioni dell'anno passato, nel resto del mondo tutti impazziscono per November 9 e si pregustano la pubblicazione di It ends with us che avverrà ad Agosto. Vi anticipo già che questo romanzo, come qualunque cosa nasca dalla penna della Hoover, non è adatto ai deboli di cuore.

Titolo: Le confessioni del cuore 
Autore: Colleen Hoover
Editore: Leggereditore
Data di pubblicazione: 28 gennaio 2016
Prezzo: € 14,90
Trama: A soli vent'anni, Auburn Reed ha già dovuto dire troppi addii ed è convinta di aver perduto tutto ciò che conta nella vita. Mentre cerca di ricostruire un destino che sembra sfuggirle tra le mani, decide che non potrà permettersi di cedere a errori e debolezze, tantomeno in amore. Quando mette piede nello studio d'arte di Owen Gentry, qualcosa d'inatteso scombussola i suoi piani: Auburn viene travolta da un'attrazione profonda che non avrebbe mai immaginato di provare. Forse, la vita le sta regalando la possibilità di lasciarsi andare e ascoltare il cuore, e per la prima volta lei decide di correre il rischio, assecondando i propri sentimenti. Ma Owen, affascinante ed enigmatico, sta nascondendo qualcosa. Ci sono segreti sepolti nel suo passato, segreti che è meglio non escano allo scoperto. Nonostante l'uomo sappia che l'unico modo per non perdere Auburn sia condividere con lei ogni aspetto della sua vita, è consapevole che la verità, come l'arte, si presta a interpretazioni contrastanti, e una confessione, talvolta, può ferire più di una bugia...


Amo e venero la Hoover da sempre. Ogni cosa che scrive è poesia allo stato puro, è un concentrato di emozioni, un flusso di immagini e parole inarrestabili, è vita che scorre. Confess non è stato da meno.
Finito il prologo, già sentivo un terribile peso sul cuore. In sole SETTE PAGINE la Hoover me l'ha strappato dal petto per torturarlo, schiacciarlo, devastarlo e distruggerlo. Oh Colleen mi getto ai tuoi piedi, ma ti prego, abbi pietà di me. 
Il primo capitolo ci catapulta cinque anni dopo e questo vuol dire che, almeno all'apparenza, si torna a respirare. La nostra protagonista, Auburn, è alla ricerca di un secondo lavoro per migliorare la propria situazione economica, quando attaccato ad un portone vede questo cartello:

CERCASI AIUTO
BUSSARE PER CANDIDARSI

E che cosa si nasconderà mai all'interno dell'edificio? Esatto, niente poco di meno che lo studio di Owen Gentry. Owen è un artista che, ogni primo giovedì del mese, tiene una mostra dei suoi lavori e sta cercando disperatamente una persona che lo aiuti a gestire la serata. Le opere di Owen non sono semplici quadri, ma traggono ispirazione dalle confessioni che le persone lasciano davanti al suo studio. Prima di iniziare il romanzo l'autrice ci informa che le confessioni che vengono riportate al suo interno sono vere. Tenetelo bene a mente durante la lettura, perchè quello che leggerete ha dell'incredibile. 
"Certi segreti non dovrebbero mai trasformarsi in confessioni. Io lo so meglio di chiunque altro." 
La scena della mostra è a mio avviso la più bella del libro, addirittura una delle più belle che io abbia mai letto. Vi giuro che al termine di ogni capitolo avevo bisogno di chiudere il libro e riprendere fiato, avevo bisogno di immaginarmi cosa avesse potuto portare le persone a scrivere certe confessioni, di riscrivere nella mia testa la loro storia. Se a questo aggiungiamo il fatto che la Hoover ci dona la possibilità di vedere fisicamente i quadri dipinti da Owen, capite quanto possano essere potenti i sentimenti che si sprigionano da questa lettura. Niente colpisce più dell'arte, in qualunque forma essa sia espressa. E ogni minimo cambiamento che viene effettuato sull'originale porta inevitabilmente con sè un cambiamento sul significato dell'opera e sulle intenzioni dell'autore. Pensate di trovarvi di fronte a due quadri all'apparenza identici: il primo è un'esplosione di colore e di sfumature che danzano e si scontrano sulla tela, il secondo è in bianco e nero. Pur essendo rappresentato lo stesso soggetto, non vi suciterebbero emozioni diverse? Non dareste un diverso significato alle due opere? Non le guardereste con occhi diversi, consapevoli che la presenza o l'assenza del colore trasmettono inevitabilmente due sensazioni diverse? Beh per me la risposta è sempre sì ed è per questo che la scelta della casa editrice di inserire le immagini in bianco e nero mi ha mandato su tutte le furie. Che bisogno aveva di alterare le immagini? Qual è la motivazione che li ha spinti ad alterare il valore dell'opera? Intendiamoci, osservare quei quadri mi ha trasmesso comunque mille sensazioni, ma questo continuo bisogno di intervenire sul romanzo originale non lo concepisco. Vorrei tanto mostrarvi in questa recensione le confessioni e i dipinti di Owen (realizzati nella realtà dall'artista Danny O'Connor) per farvi rendere conto del loro potere, ma non sarebbe giusto decontestualizzarli e privarvi della possibilità di scoprirli da soli un passo alla volta. Fidatevi, sarebbe davvero un peccato.
Per il resto la storia presenta tutte le caratteristiche dei tipici romanzi Hooveriani: difficoltà, colpi di scena, segreti e tanta tanta dolcezza. Ormai l'abbiamo imparato, con questa autrice non si può proprio stare tranquilli.
Lo stile di scrittura è coinvolgente e scorrevole e si sente quanto la Hoover sia stata attenta alla caratterizzazione dei personaggi. Accanto alla dolcezza sconfinata di Owen troviamo la fragilità di Auburn, una fragilità che risulta a mio avviso estremamente reale e tangibile.
"Dimmi qualcosa di te che non sa nessun altro. Qualcosa che posso tenere per me."
Insomma, come avrete facilmente intuito, si tratta dell'ennesimo capolavoro nato dalla penna di una donna geniale. Leggetelo, non ve ne pentirete!