martedì 15 gennaio 2019

Recensione "Ti amo per caso" di Brittainy C. Cherry

Salve salvino lettori!
Nuovo giorno, nuova recensione ...eeeeeh macarena! Su, non siate timidi. Ballate con me!


Che si aprano le danze alla recensione più giffata di sempre!

Pronti?
3, 2, 1... VIA!



Titolo: Ti amo per caso
Autore: Brittainy C. Cherry
Editore: Newton Compton Editori
Data di pubblicazione: 12 luglio 2018
Prezzo: € 5,90
Trama: Mi avevano messa in guardia su Tristan Cole. «Stai lontana da lui», mi diceva la gente. «È crudele». «È freddo». È semplice giudicare un uomo dal suo passato. Troppo facile guardare Tristan e vedere un mostro. Ma io non potevo farlo. Ho riconosciuto il male che si portava dentro, perché era simile a quello che viveva in me. Eravamo due persone svuotate. Entrambi alla ricerca di qualcosa di diverso. Qualcosa di più. E insieme abbiamo deciso di provare a mettere insieme i frammenti del nostro passato. Poi, forse, potremo finalmente ricordarci di respirare.



RECENSIONE 

A volte capitano quei momenti in cui scopri un'autrice nuova, ti approcci ai suoi libri per curiosità e in una manciata di pagine ne rimani folgorata. Grazie alla dolcezza de L'amore arriva sempre al momento sbagliato e alla delicatezza di Hai bussato al mio cuore, credevo di aver trovato nella Cherry una penna originale, profonda, tagliente. Credevo di aver trovato la mia nuova autrice del cuore. Ma come spesso accade il mondo che credevi fatto di unicorni e arcobaleni si sgretola davanti ai tuoi occhi e ciò che rimane è la nuda e cruda realtà.

*I'M A DRAMA QUEEN*

Leggere Ti amo per caso è stato come farsi una doccia gelata. Ti aspetti di sguazzare nel delicato e soffice stile di scrittura a cui la Cherry ti ha abituato nei suoi precedenti libri e invece ti ritrovi immersa in dialoghi folli e personaggi paradossali. Non ho ritrovato nulla e dico nulla dei tratti tipici di questa autrice. 

E così mi sono chiesta perchè.

...

E così mi sono data una spiegazione.

E qui, amici miei, la spiegazione può essere una sola.

Ma sssshh... nessuno deve sentire!

Ecco, così! Avvicinatevi...

Sottovoce...

RAGA, SECONDO ME LA NOSTRA AMICA BRITTAINY ERA UBRIACA QUANDO HA SCRITTO QUESTO LIBRO! Ma per forza!


Ci sono anche le prove.

Il punto è che nelle prime 15 pagine, dopo aver sgranato gli occhi almeno 6 volte, capisci già cosa succede nelle prossime 300. Il punto è che i personaggi e le situazioni che vengono proposte sono l'apoteosi dei peggiori clichè di sempre. Il punto è che gli eventi e i comportamenti adottati rasentano la follia.

Ma andiamo con ordine.

Tu sei lì, che pensi di iniziare la tua nuova lettura e conoscere per la prima volta quei personaggi che ti terranno compagnia per giorni e SBAM! TUTTI MORTI! (p.s. non è spoiler). In una manciata di pagine scopri che 4 persone (in ben tre situazioni diverse!) ci hanno già lasciato. Qualcuno ha detto clichè? Numero 1 andato .

Ma va beh... facciamo finta di niente. E invece ci interessa proprio.




Un bel respiro e si prosegue la lettura. È giunta l'ora di conoscere i personaggi.
Adone freddo e tenebroso odiato dall'intera città: c'è .
Adone sopra citato che CASUALMENTE (e che caaaaso...) è anche il nuovo vicino di casa: c'è .
Damigella spezzata dal dolore: c'è .
Amica mangiatrice di uomini: c'è .

Ok, ok, analizziamo il contenuto allora.

Volgarità gratuite, linguaggio scurrile, allusioni al sesso ogni tre righe: ci sono .
Scene erotiche come se piovesse: idem con patate .

Così eh, per fare degli esempi.


PER ME È NO.

Eppure non posso parlarne solo in negativo, perchè la verità è che leggere Ti amo per caso mi ha anche regalato gioie. Le parole scivolano veloci sulla carta, i personaggi diventano pagina dopo pagina decisamente più simpatici, e in diversi punti si rischia anche di sentire le farfalle nello stomaco. Va bene, va bene, lo ammetto: non è che si rischia, io le ho sentite forte e chiaro! E quelle frasi... Oh, quante frasi che ho sottolineato! Le citazioni sono state la parte migliore di questo libro perchè, ancora una volta, in alcune mi sono rispecchiata e in altre vi ho visto dentro una grande dose di coraggio. Un vero e proprio attentato alla mia sanità emotiva insomma.

Sì, ci sono andata vicino.
Sono stata indecisa per giorni su come valutare questo libro, se lasciarmi tentare da un giudizio dato di pancia o basarmi su una riflessione accurata e razionale. È difficile riuscire a sconsigliare in modo categorico questo libro perchè, nonostante i tanti difetti che possiede (e fidatevi che ce ne sono), la Cherry resta capace di farti cadere nella sua trappola. Non è certamente il suo romanzo più riuscito, non è oggettivamente un libro valido dal punto di vista del contenuto, non spicca per originalità, ma sa intrattenerti, sa commuoverti, sa divertirti e sa tenerti compagnia e queste sono qualità che non tutti i romanzi hanno.

Perciò, se non avete mai letto nulla di questa autrice, il mio consiglio è di mettere momentaneamente da parte Ti amo per caso, perchè potreste farvi un'idea sbagliata delle capacità della Cherry, ma non rinunciate a conoscere questa giovane penna. Da dove iniziare quindi? Hai bussato al mio cuore, ma proprio a occhi chiusi.

Se invece conoscete già la sua penna vi dico buttatevi, leggetelo, ma con la consapevolezza di aver appena aperto un libro inevitabilmente e grossolanamente trash. Uomo avvisato... lo sapete, no? ;)

Alla prossima amici!







giovedì 27 dicembre 2018

Recensione "Danza o muori" di Ahmad Joudeh

Buongiorno lettori! 
In ritardissimo sulla tabella di marcia [ah, non sapevo neanche di averne una...] torno con una nuova recensione.
Com'è che si dice? Meglio tardi che mai, eh...

Dopo l'amore e la curiosità che una storia come Non stancarti di andare mi aveva suscitato, ho deciso che volevo approfondire ulteriormente la questione siriana, e così sono finalmente pronta a parlarvi di una delle mie letture di novembre.

Ehm, ehm,...

*colpo di tosse*

Sì, avete letto bene. Novembre.

Eppure, nonostante sia passato quasi un mese, la storia che Ahmad Joudeh mi ha raccontato è ancora vivida nella mia mente e non vedo l'ora di condividerla con voi.


Titolo: Danza o muori
Autore: Ahmad Joudeh
Editore: De Agostini
Data di pubblicazione: 6 novembre 2018
Prezzo: € 16,50
Trama: Danza o Muori è la storia – raccontata dalla voce stessa del suo protagonista – di Ahmad Joudeh, nato nel 1990 da padre palestinese e mamma siriana, e cresciuto nel campo profughi palestinese Yarmouk, a Damasco, in Siria.
Appassionato di ballo fin dalla più tenera età, Ahmad ha frequentato lezioni di danza in segreto a causa dell’opposizione del padre, che lo bastonava alle gambe per impedirgli di ballare. A rendere tutto ancora più difficile, la guerra (le bombe hanno distrutto la sua casa, il suo quartiere, e ucciso cinque membri della sua famiglia). Ma Ahmad Joudeh ha continuato a ballare e a studiare danza sul tetto della casa di amici, un muro come sbarra, tra le pallottole e le esplosioni non troppo lontane, e a dare lezioni di danza ai bambini del campo. Nel 2014 partecipa alla versione araba del reality ‘So You Think You Can Dance’: arriva in semifinale, ma non vince perché senza nazionalità. L’apparizione in questo programma lo rende celebre sia in Siria sia all’estero ma gli procura l’odio degli estremisti. Ma nemmeno questo lo ha fermato e negli ultimi anni Ahmad si è esibito sui palchi di tutta Europa, portando ovunque il suo messaggio di pace grazie a diverse performance dedicate ai tanti artisti meno fortunati di lui costretti a restare in Siria. Il suo sogno è fondare e dirigere il Syrian National Ballet in una Siria finalmente libera e pacificata.



RECENSIONE 

La prima volta che mi sono imbattuta nella storia di Ahmad è stato per caso. Ero sulla pagina del Circolo dei Lettori in cerca di un evento a cui partecipare e, tra tutti, mi ha colpito la sua presentazione. Non avevo mai sentito parlare nè di Ahmad nè del suo libro, non sapevo e non so nulla di danza, non avevo in apparenza nessun motivo per interessarmi alla sua storia. Eppure in poche righe ho sentito crescere dentro di me un sentimento a cui solo ora, a libro concluso, riesco a dare un nome: si trattava di una pura forma di solidarietà. E in un attimo volevo saperne di più.

Così, come spesso accade, ho iniziato a leggere Danza o muori carica di aspettative. Il mio desiderio era quello di conoscere meglio un paese così lontano e diverso dal nostro, attraverso gli occhi di chi quel paese l'aveva chiamato casa per tutta la vita. Il mio desiderio era quello di trovare la testimonianza di un uomo che aveva fatto della danza la sua vita e il racconto di come proprio la danza, emblema di coraggio e passione, simbolo di un sentimento tanto profondo da vincere sulle oscenità della guerra, l'avesse salvato. Ma questo desiderio è stato soddisfatto solo in parte.

Non nego che Danza o muori sia una storia di speranza, di forza, di coraggio, di amore, di passione, di caparbietà, di bisogno. Non nego sia una storia di paura, di atrocità, di sangue, di spari e di guerra. Ci sono state parti che mi hanno sconcertato, altre che mi hanno commosso, ci sono state scene che mi hanno segnato, altre che mi hanno spaventato. Racconti incredibili, allucinanti, surreali. Eppure, solo in pochi punti questo romanzo è stato capace di emozionarmi.

Sono tanti gli elementi che rendono un libro bello. L'intenzione, spesso, non basta. Il difetto più grosso che ho riscontrato sono stati i continui salti temporali. Un tipo di narrazione che io non riesco in alcun modo a digerire. Capite che diventa difficile riuscire a ricostruire la storia di un uomo quando si salta da un'età all'altra, e un po' si va avanti e un po' si torna indietro, senza riuscire a tenerne in mano il filo logico e cronologico. È tutto un "ma questo è successo prima o dopo della scena precedente?", "Aspetta... ma quanto tempo è passato dal fatto a cui si riferisce?", "Scusa, ma che età aveva quando è successo?". Caos, confusione, disordine. Una linearità ingenuamente distrutta.

Il secondo elemento negativo si basa sulla continua impressione che mancasse qualcosa. Questo perchè più leggevo le parole di Ahmad, più avevo la sensazione che si stesse esponendo solo a livello superficiale, tacendo gli aspetti più bui e dolorosi. Troppi pezzi mancanti, troppi cambi bruschi di capitoli, troppi ricordi accennati e non approfonditi. Posso solo immaginare quanto sia stato difficile per Ahmad raccontarsi al mondo, ma ciò non toglie che Danza o muori sia un libro e come tale ritengo sia mio dovere analizzarlo criticamente.

Date tutte queste premesse vi starete chiedendo se vi consiglio di leggerlo. Ovviamente sì, non posso rispondere altrimenti. Sì, sì, sì. Ed è un sì gridato a gran voce perchè, nonostante tutti gli elementi narrativi che possono non essermi piaciuti, questo libro vi sprona a diventare più consapevoli. E questa è una magia che non può essere ignorata. Leggetelo perchè vi arricchirà. E poi partite da lì per continuare ad esplorare e approfondire il mondo.


"Ecco, ora esisto. Dalle dita dei piedi a quelle delle mani, ciò che state vedendo è ciò che io sono davvero. E la mia storia balla con me: un grand jeté, per tutte le volte che mi è stato detto di non danzare,; un arabesque, preciso e saldo, per coloro che mi hanno umiliato ed emarginato; una pirouette per ogni volta che ho rischiato di morire, a causa delle vostre stupide guerre. Guardatemi tutti ora: vi sembra di avermi indebolito con le vostre minacce? Vi sembra che abbia abbassato la testa sotto il peso delle vostre armi? Forse da domani la mia vita diventerà ancora più complicata e il vostro odio nei miei confronti più violento. Ma, per oggi, ho vinto io."



lunedì 12 novembre 2018

Recensione "L'illusione della verità" di Wendy Walker

Buongiorno lettori!
Oggi vi porto la recensione di un libro che mi ha confusa molto. L'intento è quello di mettere un po' d'ordine tra le diverse sensazioni che questo romanzo mi ha lasciato.


Titolo: L'illusione della verità
Autore: Wendy Walker
Editore: Editrice Nord
Data di pubblicazione: 8 marzo 2018
Prezzo: € 18,00
Trama: Quella sera, in famiglia c'è una lite furiosa. Dopo le urla e il pianto, si avverte il rombo di un motore, poi torna il silenzio. Il giorno seguente, le sorelle Tanner sono scomparse. L'auto della diciassettenne Emma viene ritrovata nei pressi della spiaggia: all'interno, solo la sua borsa e le scarpe. Della quindicenne Cassandra, invece, nessuna traccia. Le autorità vagliano tutte le ipotesi, per poi congelare il caso, disorientate. Tre anni dopo, Cassandra torna a casa... da sola. Racconta che lei ed Emma sono state rapite e tenute prigioniere su una misteriosa isola del Maine, senza telefono, televisione o elettricità. La sua versione dei fatti, però, è piena di buchi; soprattutto, il suo racconto del giorno della scomparsa non coincide con le deposizioni raccolte dai detective. Sembrerebbe che la memoria della ragazza sia ancora compromessa dal trauma eppure, per la psicologa forense Abby Winter, i conti non tornano. È successo qualcosa quella notte di tre anni prima, qualcosa che la famiglia Tanner sta tentando disperatamente di nascondere. In cerca di risposte, la dottoressa rivolge quindi lo sguardo verso la madre, il patrigno e il fratellastro di Cassandra. A poco a poco, nel quadro apparentemente perfetto di quella famiglia come tante, Abby intuisce inquietanti crepe, indizi pericolosi che conducono lungo una strada costellata di menzogne, inganni e tradimenti. Una strada che Abby sarà costretta a percorrere, se vuole salvare Emma...



RECENSIONE 

Come spesso accade, avevo deciso di leggere L'illusione della verità non appena saputo della sua pubblicazione. Così avevo aperto Goodreads, digitato il titolo e segnato come "voglio leggere". Ormai è un gesto automatico. Questo, però, succedeva a marzo. Otto mesi dopo non avevo neanche ancora comprato il libro, figurarsi averlo letto. Fu così che, quando trovai disponibile la copia in biblioteca, decisi che era giunto il momento.

Partiamo dallo sviluppo della trama, che non è stato certamente ciò che mi aspettavo. Credevo che questo libro avrebbe fatto scintille, invece mi ha lasciato abbastanza perplessa.

L'illusione della verità non è altro che un lunghissimo resoconto di 300 e più pagine di ciò che è successo a Cassandra ed Emma durante gli anni della loro scomparsa da casa. Non c'è azione, non c'è quasi interazione tra i personaggi. C'è solo un interminabile ricordo che viene raccontato a capitoli alterni direttamente dalla voce di Cass o tramite le registrazioni che la Dottoressa Winters ha ottenuto durante la deposizione della ragazza. Per di più questo doppio punto di vista è presentato vicendevolmente in prima e in terza persona, con la conseguenza che ad ogni nuovo capitolo mantenere il filo del discorso è difficile.

Il personaggio centrale è indiscutibilmente quello di Cassandra, l'unica delle due sorelle ad aver fatto ritorno a casa, ma per assurdo le parti più interessanti sono state quelle con il POV della psicologa, forse perchè avevo una curiosità famelica riguardo al narcisismo patologico. Già, perchè dovete sapere che i personaggi non sono mica tutti in quadro. L'impressione che ho avuto è che fossero tutti dei pazzi psicotici bugiardi. Vengono presentati tantissimi fatti e tu sai che c'è qualcosa di non vero, ma non riesci a distinguere cosa, a cominciare dallo stesso racconto di Cass. La storia della sua scomparsa viene raccontata sin dalle prime pagine, per cui nasce inevitabilmente il sospetto che le sue parole non siano completamente vere. È troppo strano che l'autrice sveli i suoi trucchi già dal principio. Eppure, nonostante i tuoi sforzi, non ci riesci: non sei in grado di distinguere la verità dalle sue bugie o se le sue emozioni e i suoi pensieri siano reali. Prima le credi, poi non più, poi sì di nuovo. E vai avanti così fino alla fine del libro. E sapete questo è forse l'aspetto del romanzo che mi è piaciuto di più. Il fatto che il dubbio si insinui nella tua mente, ma non ti abbandoni fino a quando non giri l'ultima pagina. Bello, bello, bello.

Quello che ho apprezzato decisamente meno sono state le spiegazioni fornite per sciogliere i nodi. Vi giuro che ho pensato "c'è qualcosa di molto strano in tutto questo", perchè le azioni dei personaggi sono spesso al limite dell'assurdità. Una persona ha provato a spiegarmi che, forse, i comportamenti sono stati così folli perchè il fortissimo narcisismo patologico di uno dei personaggi ha influenzato a cascata tutti gli altri. Sarà, ma a me alcune scelte sono sembrate abbastanza discutibili.

L'illusione della verità è, pertanto, un romanzo che definirei a metà, lì lì in bilico. Ha diversi punti di forza, ma lascia troppi spiragli aperti. Sotto un certo punto di vista sembra quasi abbia un finale aperto, perchè anche se tutti i nodi vengono al pettine e il lettore ha un quadro chiaro della situazione, in realtà rimane con l'impressione che le cose non vengano risolte del tutto.

È una lettura che consiglio, ma con delle riserve perchè in troppi punti non mi ha convinto. So, però, che molti ne sono rimasti folgorati per cui non posso fare a meno di esortarvi a leggerlo, analizzarlo e dare poi vita insieme a un confronto di opinioni.




lunedì 5 novembre 2018

Perchè leggere rosa è bello, ovvero inno ai romanzi d'amore

La letteratura rosa è da sempre sotto accusa.

Quante volte ti sarai sentita dire che chi legge romanzi rosa non vale niente, che chi apprezza questo genere è intellettualmente stupido, una donnicciuola che deve sfogare le sue frustrazioni, una ragazzina mai cresciuta che crede ancora in amori impossibili e irreali. Quante volte ti hanno fatto sentire inferiore, con i loro sguardi accusatori, le loro espressioni piene di pregiudizi, i loro pensieri così assordanti. Quante volte ti hanno fatto vergognare di ciò che ti piaceva. Quante volte sei stata lì lì per urlare al mondo che leggere romanzi d'amore è appassionante, è travolgente, è irruente, ma poi hai perso la voce e hai nascosto la mano dietro la schiena.

Beh, a me è successo tante di quelle volte che ormai non le conto neanche più. Eppure sono ancora qui, anno dopo anno, ad amare sempre di più questo genere. Anche se non lo leggo più frequentemente come una volta, anche se spesso decido di dare la precedenza ad altre letture.

E così il post di oggi non vuole essere un'arringa in difesa di un genere che pochi riescono ad apprezzare, nè un'accusa nei confronti di chi per primo ha lanciato vuote accuse. No. Il post di oggi vuole essere un flusso di coscienza volto a esplorare le diverse sfumature dell'amore e i benefici che un libro come un romance può offrire.

Fatte queste premesse, partiamo dal presupposto che credo esistano 4 tipi di persone:
  • chi è innamorato dell'amore
  • chi rincorre continuamente l'amore
  • chi è indifferente all'amore
  • chi è stato spezzato dall'amore

Nessuno, nel corso della sua vita, rimane fermo per sempre nella stessa categoria. È più facile che zampetti da una casella all'altra come una trottola impazzita. E questo significa che il suo stato d'animo nei confronti dei romanzi d'amore non sarà mai lo stesso. Ma è proprio questo il bello. E non solo il bello della letteratura rosa, ma della lettura in generale.

Il punto è che il valore che possiede un romance è quello di offrirti una chiave di lettura diversa a seconda del periodo di vita che stai affrontando.

Quando stai rincorrendo l'amore, ma quello ti sfugge, avere la possibilità di sentirlo scorrere su carta è fenomenale. Perchè? Beh, perchè provare quella sensazione di sfarfallio nello stomaco, di calore umano, di sicurezza e di felicità è meraviglioso e nessuno ha il diritto di negarti questa possibilità. È inutile che ci prendiamo in giro, tutti tutti tutti vorremmo sentirci amati. E se possiamo provare quella sensazione tramite un flusso inarrestabile di parole che male c'è?

Quando invece sei innamorato dell'amore, la letteratura rosa può essere quell'arma vincente che non ti rende mai sazio, che ti ricopre incessantemente di questo sentimento tanto travolgente.

Quando poi si è indifferenti all'amore è allora che questa letteratura diventa indispensabile, è allora che c'è bisogno di qualcosa che sciolga il tuo cuore di ghiaccio. Anche le tigri più feroci si commuovono di fronte a un gattino ferito e indifeso, non è forse vero? E allora perchè non lasciarsi travolgere da un po' di romanticismo?

E infine c'è il momento più duro: quel periodo in cui pensare all'amore non ti provoca altro che nausea, perchè è stato proprio l'amore a distruggerti, a spezzarti, a farti provare quella sofferenza che non ti fa respirare. Ma, forse, in questo caso, la forza di un romanzo d'amore può insegnarti che non sarà così per sempre, che puoi ancora tornare a provare quelle sensazioni che prima ti erano così familiari. Forse la letteratura rosa non è materiale per donne frustrate, ma per donne che combattono per sentirsi di nuovo bene. Forse, ma dico forse, leggere romanzi d'amore non è un'attività poi così riprovevole.

Con questo non sto dicendo che la letteratura rosa debba piacere a tutti, ci mancherebbe. Sto dicendo che sono stanca di dovermi giustificare perchè leggo rosa o di sentirmi in difetto quando mi chiedono quali generi mi piacciono.

Quando lessi "Il club delle cattive ragazze" ricordo bene il passaggio in cui si parlava de L'amante di Lady Chatterley. Un romanzo che fece scalpore al tempo della sua pubblicazione per il suo contenuto, ma che al giorno d'oggi viene invece annoverato tra i classici della letteratura. Come può lo stesso libro suscitare reazioni tanto diverse? Può, quando l'amore ci fa paura.

E invece non deve essere così, non dobbiamo averne paura.

La letteratura rosa può offrire conforto, risate, leggerezza, profondità, ansia, gioia, turbamento, vita, mistero, azione e paura come qualunque altro romanzo. E può donare una prospettiva diversa a seconda dell'esperienza di chi lo legge. E questo è ciò che accade con un libro indipendentemente dal genere e dal suo colore. Certo, non deve essere scritto con i piedi, ma questo diventa un problema del singolo romanzo, non dell'intero genere letterario.

In fondo si sa, non bisogna fare di tutta l'erba un fascio e in questo genere la possibilità di spaziare è infinita.

Per cui spaziate, cercate, rovistate, ma alla fine lasciatevi coinvolgere in tutta serenità da una sana e bella storia d'amore.



martedì 2 ottobre 2018

Recensione "Flawed. Il momento della scelta" di Cecelia Ahern

Buongiorno amici lettori!
Mentre pensavo alla recensione da scrivere oggi, mi sono resa conto che non prendevo in mano una serie da tanto tempo. Ultimamente ho letto solo autoconclusivi. Oggi, però, sono qui per rimediare parlandovi del secondo e ultimo volume della serie Flawed di Cecelia Ahern.


Titolo: Flawed. Il momento della scelta
Autore: Cecelia Ahern
Editore: DeA
Data di pubblicazione: 11 settembre 2018
Prezzo: € 14,90
Trama: Celestine è in fuga. Fino a poche settimane fa era una delle ragazze più in vista della città: aveva una famiglia che la amava, un fidanzato meraviglioso e un destino invidiabile. Ora la sua esistenza si è trasformata in un interminabile incubo. La sua vita dorata non esiste più. Celestine è finita in cima alla lista dei ricercati della Gilda. È il nemico Numero Uno. Lei infatti è l’unica a possedere le prove che potrebbero distruggere per sempre il sistema che stabilisce chi è perfetto e chi Fallato. Chi merita un futuro e chi no. Perfino il giudice Crevan, capo del tribunale che l’ha condannata, è al suo inseguimento. L’uomo crede di poter facilmente mettere alle strette una come Celestine, una ragazza che ha perso tutto: famiglia, fidanzato, amici. Ma si sbaglia. Il tenebroso Carrick non l’ha abbandonata e anzi è più determinato che mai a sostenerla, qualunque sia la scelta di Celestine. Perché adesso a decidere sarà lei. Scappare e mettersi in salvo, o rischiare tutto, tornare nella tana del leone e demolire il sistema dall’interno?

RECENSIONE 

Sto fissando la pagina bianca da dieci minuti, perchè per la prima volta non so cosa scrivere. Almeno che voi non abbiate la memoria di un criceto come la sottoscritta, o non abbiate letto la mia recensione del primo volume (MALE MALE MALE, potete rimediare qui), sapete quanto credevo nella penna di questa autrice. Flawed. Gli imperfetti è stato una mano amica nel momento del bisogno, è stato un messaggio di forza e di coraggio, è stato una ventata di aria fresca nel panorama young adult. Questo secondo volume invece... beh, mi ha lasciato decisamente molto meno.
La cosa che non ha funzionato, secondo me, è stata la seguente: qualunque azione, decisione o fatto ha ruotato intorno a Celestine per tutto il romanzo. Ora, io capisco che sia il simbolo della rivoluzione, ma doveva davvero essere così sottolineato a ogni parola? Quello che doveva essere l'incarnazione dei difetti è stato quasi estremizzato in un personaggio perfetto, preciso, delineato troppo nettamente.
Per di più Carrick, che nel primo volume mi aveva proprio rubato il cuore, qui mi è piaciuto poco o niente. Troppo misterioso, troppo doppiogiochista, troppo scialbo.
E tutti gli altri personaggi, beh, sono stati così numerosi e allo stesso tempo così poco presenti che è stato quasi impossibile affezionarsi a loro. 
Non parliamo poi dei continui riassunti di eventi accaduti nel primo libro, quelli sì che sono stati fastidiosi da leggere. Io capisco che chi ha letto il primo volume tempo fa non si possa ricordare tutto, ma non mi puoi rispiegare ogni 2/3 pagine ogni minima cosa successa in precedenza. Perchè io mi annoio. M-i   a-n-n-o-i-o.
Per il resto, il pensiero che ho espresso per "Gli Imperfetti", vale anche per "Il momento della scelta". La storia rimane profonda e potente, la denuncia di una società corrotta rimane viva, lo stile rimane pungente e incalzante. 
Nonostante non mi abbia colpito quanto il primo libro, vi assicuro che vale comunque la pena leggere questo secondo volume perchè le parole della Ahern non devono in nessun modo andare sprecate. Devono essere vissute, capite e assimilate. Devono graffiare. Devono far male. Perchè anche se il libro mi ha un po' deluso, si tratta indiscutibilmente di una distopia che esce dai soliti schemi e che ha tutto il diritto di lasciare la propria impronta nel lettore. In me l'ha lasciata di sicuro.
Insomma, non è stato amore a prima vista come per Gli imperfetti, ma rimane comunque un libro che consiglio a tutti di leggere, anche solo per trascorrere qualche ora in buona compagnia.



Per oggi è tutto.
Passo e chiudo.

Alla prossima!


venerdì 28 settembre 2018

Doppio Wrap up | Letture di Luglio e Agosto

Tra poco è tempo di tirare le somme di ciò che è accaduto a settembre (Spoiler Alert: meglio dimenticare) e io devo ancora ricapitolarvi tutto ciò che ho letto quest'estate. Ovviamente fingiamo per un secondo che "tutto ciò" stia per "le migliaia di letture" e non per "quei quattro libri striminziti". Vi siete immaginati la sottoscritta sommersa di libri? Bene, ora tornate alla realtà e guardate cosa ho letto davvero.



LETTURE DI LUGLIO





HO IL TUO NUMERO, Sophie Kinsella - 4
Luglio è iniziato alla grande, ennesimo libro della Kinsella di cui mi sono perdutamente innamorata! Sebbene la storia fosse piuttosto prevedibile, ancora una volta la simpatia e l'ironia di cui il romanzo è intriso mi hanno fatto dimenticare tutto. Semplicemente adorabile ❤.

NOWHERE GIRLS, Amy Reed - 3
Un libro che è stato osannato da tutti, ma che a me ha convinto solo per metà. Protagoniste ben caratterizzate, temi di fronte a cui è impossibile rimanere indifferenti, coraggio, indipendenza, senso di giustizia, sono tutte elementi positivi di questo romanzo. Eppure ci sono anche così tanti difetti che non mi hanno permesso di innnamorarmi a pieno del romanzo.

L'AMORE ARRIVA SEMPRE AL MOMENTO SBAGLIATO, Brittainy C. Cherry - 3✰ ½
La Cherry ti fa passare continuamente da "oh santo cielo sono innamorata voglio un Daniel tutto per me datemi un Daniel voi non capite ho le farfalle nello stomaco e un sorriso ebete stampato in faccia aiuto aiuto aiuto" a "ok, non male, ma tutti questi clichè proprio no per non parlare di tutte queste tragedie e che cavolo due personaggi più sfigati no? Ma soprattutto che razza di nome è Daniel Daniels? Siamo seri?". Insomma, un po' come trovarsi sulle montagne russe.




LETTURE DI AGOSTO





L'ESTRANEO, U. Poznanski e A. Strobel - 2
Agosto, mese di delusioni colossali. Se cercate qualcosa di adrenalinico di certo non lo troverete in questo romanzo. Scene ripetute all'infinito e degne della peggiore soap opera, infarcite di spiegazioni banali e prevedibili all'inverosimile. Un libro decisamente da dimenticare.

LA RAGAZZA FANTASMA, Sophie Kinsella - 3
Non credevo sarebbe arrivato questo giorno, eppure siamo di fronte al primo libro della Kinsella che non mi ha entusiasmato poi un granchè: una calma piatta inaspettata.

SIETE PAZZI A INDOSSARLO!, Elizabeth L. Cline - 3
Non avete idea di quanti giorni e pensieri ho perso dietro a questo libro! Non saprei come definirlo, se non come una vera e propria illuminazione! Un'inchiesta sul mondo della fast fashion, che mi ha aperto gli occhi su una realtà brutale, crudele, cattiva, che non si fa nessuno scrupolo a calpestare il prossimo pur di vendere. Se vi capita tra le mani, fatevi un favore e leggetelo.

IL MIO CUORE CATTIVO, Wulf Dorn - 3
Quando parti tutta convinta perchè sai che Wulf Dorn è capace di terrorizzarti a morte, ma tutto quello che ne ricavi è una grossa delusione. Un romanzo che ha molte falle e la più grave di tutti è stata la mancanza di adrenalina, condita da un finale decisamente amaro. Da un maestro del thriller come Dorn proprio non me l'aspettavo.



E anche per questo Wrap up è tutto!
Alla prossima, sperando che non sia tra altri due mesi!

Con affetto, 



mercoledì 12 settembre 2018

Recensione "Flawed. Gli imperfetti" di Cecelia Ahern

La lettura è soggettiva, su questo siamo tutti d'accordo. Ciò che piace a me, non piace a te, e viceversa. Un genere letterario, uno stile di scrittura, la caratterizzazione di un personaggio sono tutti elementi che possono portare un lettore ad amare un libro e un altro lettore ad odiarlo. Ma c'è un fattore che può, più di tutto, influenzare l'esito finale: lo stato d'animo in cui ti trovi mentre stai leggendo. E credetemi, leggere Flawed è stato come guardarsi allo specchio. Tra poco capirete. 

[ NOTA BENE Nel corso della recensione vengono citate due scene che non ho ritenuto di dover censurare come spoiler perchè presenti anche nella trama del romanzo. In ogni caso i paragrafi in questione sono segnalati da un rettangolino rosso. Spero di non rovinare la lettura a nessuno.]


Titolo: Flawed. Gli imperfetti
Autore: Cecelia Ahern
Editore: DeA
Data di pubblicazione: 13 settembre 2016
Prezzo: € 14,90
Trama: In un futuro non molto lontano, il giudice ​Crevan conduce una spietata guerra contro l’immoralità. È lui e lui solo a decidere chi è un cittadino modello, e chi invece è un “imperfetto”, un essere Fallato da marchiare a ​ ​ fuoco con una ​F sulla pelle e da allontanare dalla società civile. Celestine ha diciassette anni e non ha mai avuto dubbi sul suo ruolo nel mondo: è una figlia perfetta, una studentessa perfetta, ed è anche una fidanzata perfetta. La fidanzata di Art, il figlio del giudice Crevan. Ma un giorno tutto cambia. Celestine vede un Fallato in fin di vita e sente di doverlo aiutare. D’un tratto tutto ciò che ha sempre ritenuto giusto non lo è più. Perché la compassione è più forte. Più forte della legge e delle rigide regole del giudice Crevan. Celestine decide quindi di aiutare il pover’uomo e quella decisione cambia la sua vita in un attimo. Allontanata dalla famiglia, arrestata e umiliata, la ragazza viene trascinata in processo davanti a Crevan. E proprio lui, incurante delle suppliche di Art, la condanna a essere marchiata a fuoco come Fallata. Sarà durante il processo che la strada di Celestine incrocerà quella di Carrick Vane, un Fallato misterioso e affascinante: l’unico amico su cui d’ora in poi Celestine potrà contare.


RECENSIONE 

Se avete letto l'introduzione, intuirete che recensire in modo imparziale questo libro per me è molto difficile. Ho raggiunto un punto di immedesimazione tale che a un certo punto la finzione si è mischiata con la realtà e le parole della Ahern si sono trasformate nella mia unica fonte di conforto. Avevo iniziato Flawed carica di aspettative, ansiosa di immergermi in un nuovo mondo, desiderosa di ritrovare la bellezza di una penna amica. Mai avrei pensato che la mia vita sarebbe andata di pari passo con quella di Celestine, la protagonista. Eppure già girando la prima pagina avrei dovuto prevederlo: lì a fissarmi c'era una semplice definizione, in realtà presagio di sventura.


FALLATO: difettoso, danneggiato, imperfetto, deturpato, guasto, malsano, fragile, carente, incompleto, invalido; (relativo a persona) che è incline alle debolezze.

Il mondo in cui vive Celestine ambisce alla perfezione: per questo la società è amministrata da un organo di giustizia, la Gilda, che ha il compito di marchiare a fuoco la pelle di chiunque si allontani da questo ideale. Un marchio che vuole essere un monito per tutti i potenziali disertori, che vuole creare paura nel prossimo, che vuole emarginare i peccatori, i cosiddetti Fallati.

Ciò che innesca lo sviluppo dell'intero romanzo è una particolare scena, che vede come ambientazione un autobus. Ma questa scena a cui mi riferisco non è solo una semplice miccia, nasconde in realtà tutta l'essenza del romanzo: Flawed non è altro che una forma di denuncia nei confronti di una società corrotta, satura di odio, di dubbi, di pregiudizi, di paura e di indifferenza. Flawed non è altro che la spaventosa e brutale rappresentazione di ciò in cui ci stiamo trasformando. E Cecelia Ahern parla di tutto questo in modo eccellente, con una delicatezza e un'incisività magistrale.


La protagonista, Celestine, appartiene a quella parte della società che crede ciecamente nei valori incarnati dalla Gilda: è una ragazza che ama la logica, il metodo, che si impegna nello studio, che ci pensa sempre due volte prima di aprire bocca, che crede nella distinzione tra bianco e nero. Caratteristiche che definiscono anche me. Ma Celestine è anche qualcos'altro: è compassione e amore, è senso di giustizia, è cura e calore. Altre parti di lei in me.

Quando dico che leggere la sua storia è stato come guardarsi allo specchio intendo sottolineare quanto sia stato scioccante rivedermi così profondamente in lei. 

     La prima volta che mi sono immedesimata in Celestine è stato proprio in quella famosa scena dell'autobus. Sapete, una volta sono stata coinvolta in una situazione simile, una situazione in cui l'odio aveva innescato così tanto odio in così tante altre persone e senza nessun fondamento, da spingerle a isolare un  loro amico. Beh, io non ce l'ho fatta a farmi divorare da quell'odio inconsistente, e così ho voltato loro le spalle e allungato la mano verso quel "Fallato", per aiutarlo. In quel momento sono stata tanto orgogliosa del mio gesto quanto lo sono stata per quello di Celestine.     

La seconda volta è stata leggendo i pensieri di Celestine, entrando nella sua testa.

"Quando però vedo la grande F stampata sulla fascia intorno al suo braccio, rabbrividisco, sconvolta dall'idea che un Fallato possa essere minimamente imparentato con me. Quel pregiudizio mi coglie di sorpresa. Poco fa sono rimasta disgustata dalla reazione della donna con le stampelle nei confronti della Fallata che le ha sorriso, eppure senza accorgermene ho dimostrato di pensarla esattamente allo stesso modo."  

Ditemi che non avete mai avuto un pensiero simile. Io confesso, sono umana, a volte a me è capitato. E questa cosa mi terrorizza, mi fa paura che il pregiudizio sia radicato quasi inconsciamente dentro di noi, mi fa paura pensare quanto questo pensiero possa essere attuale e vero.

    La terza volta è stata la peggiore. Celestine che riceve i marchi, Celestine che deve superare il dolore provocato da quei marchi. Che ironia, proprio quando sono arrivata a questo punto del romanzo... è crollato il mondo addosso anche a me, nella vita vera. Strano il destino. E così il dolore di Celestine si è confuso con il mio dolore e viceversa.     
"Sto provando a salvarmi la vita, a lottare, anche se ora non so più se ne valga davvero la pena, visto che l'ultima goccia di forza e speranza che avevo si è prosciugata all'istante. Non mi importa più di nulla. Ho il cuore vuoto: ormai possono farmi ciò che vogliono."

E così abbiamo provato entrambe a reagire, fallendo.
"Dormire. Non faccio che dormire, soffrire e fare sogni agitati."

E poi abbiamo provato a trovare conforto nella carta stampata.
"Ora capisco perchè tante persone leggono, perchè amano perdersi nelle storie altrui. A volte una frase mi colpisce, mi fulmina, perchè descrive una sensazione, un sentimento che ho provato ma non ho mai espresso ad alta voce. Vorrei entrare nelle pagine e dire ai personaggi che li capisco, che non sono soli, che io non sono sola, e che va bene provare quello che provano."

Finchè Celestine, almeno lei, non si è rialzata e ha iniziato a combattere, e le parole della Ahern si sono trasformate in una storia di speranza.

Date tutte queste premesse posso dirvi che, anche se Flawed nasce come un distopico YA, secondo me dei tratti di un tipico YA non contiene nulla, se non il POV di una ragazzina diciassettenne. Si tratta invece di una storia matura che si pone l'obiettivo di denunciare una società corrotta e irrazionale, ma anche di preservarne l'umanità e la compassione. È una storia che descrive un mondo così brutalmente simile al nostro, che approcciarvisi fa quasi paura. È una storia ricca di personaggi poliedrici, reali, vivi. È una storia che scorre libera, decisa, sicura. È una storia che ci vuole insegnare ad amare i nostri difetti. E questo ce lo dice l'autrice stessa, in prima persona, nei ringraziamenti.

La Ahern ci ricorda infatti che va bene essere imperfetti, va bene essere Fallati.
E ora è il mio turno di ricordarlo a voi.


"Se c'è un messaggio che  vorrei passare attraverso queste pagine, è questo: nessuno è perfetto. Non facciamo finta che non sia così. E non abbiamo paura delle nostre imperfezioni. Non bolliamo gli altri, illudendoci di non essere come loro. Accettiamo il fatto che essere umani significa essere Fallati, e impariamo da ogni errore che commettiamo, in modo da non ripeterli."