Visualizzazione post con etichetta 3 stelline e mezzo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta 3 stelline e mezzo. Mostra tutti i post

lunedì 21 ottobre 2019

Recensione "Nevernight. Mai dimenticare" di Jay Kristoff

Cari amici lettori,
siamo qui riuniti per parlare della serie fantasy più chiacchierata degli ultimi mesi nel mondo dell'editoria. O meglio, per parlare del primo volume di questa serie (beccata! gli altri due li devo ancora recuperare!), perchè sapete... io ai fenomeni editoriali ci arrivo con i miei tempi. Lunghi, lunghissimi, interminabili tempi. Ma ci arrivo.

Che poi com'era il detto?
Chi va piano va sano e va lontano.

E mesi dopo eccoci qui.


Titolo: Nevernight. Mai dimenticare
Autore: Jay Kristoff
Editore: Oscar Mondadori
Data di pubblicazione: 3 Settembre 2019
Prezzo: € 20,00
Trama: Destinata a distruggere imperi, Mia Corvere ha solo dieci anni quando riceve la sua prima lezione sulla morte. Sei anni dopo, la bambina cresciuta tra le ombre si avvia a mantenere la promessa che ha fatto il giorno in cui ha perso tutto. Ma le possibilità di sconfiggere nemici così potenti sono davvero esili, e Mia è costretta a trasformarsi in un'arma implacabile. Deve mettersi alla prova tra i nemici - e gli amici - più letali, e sopravvivere alla protezione di assassini, mentitori e demoni, nel cuore stesso di una setta dedita all'omicidio. La Chiesa Rossa non è una scuola come le altre, ma neanche Mia è una studentessa come le altre. Le ombre la amano. Si nutrono della sua paura.



RECENSIONE 

Facciamo qualche premessa, che per una serie come Nevernight mi sembra d'obbligo. Tutto quello che leggerete è frutto della mia mera opinione personale (c'era bisogno di dirlo?), si riferisce esclusivamente al primo volume (cambierò idea nei successivi?) e più che una recensione sarà una risposta a tutto ciò che ho visto/letto/ascoltato finora. Insomma, sarà il caos più totale.

Siete pronti?
Bene.
Perchè non so come dirvelo.
Ecco...
Beh...
Ok ragazzi...
Lo dico eh...
Vado!


TUTTO QUELLO CHE VI HANNO DETTO SU NEVERNIGHT È UNA MENZOGNA.



GIÁ, UNA MENZOGNA.


E adesso vi spiego il perchè.

UNA SERIE INNOVATIVA

"Leggete Nevernight! Finalmente un fantasy originale, diverso dagli altri, mai visto nulla di simile prima!"

MAAAA... ABBIAMO LETTO LO STESSO LIBRO?

E dire che io di fantasy ne ho letti davvero pochi, per me poteva essere davvero qualcosa di insolito, perchè in fondo non è che abbia tutta questa esperienza in fatto di storie e trame fantastiche. E invece, io che avrò letto tre libri in croce appartenenti a questo genere, più leggevo Nevernight, più lo paragonavo alle altre saghe che conoscevo. Coincidenze? Io non credo.

Analizziamo i fatti.

Abbiamo una protagonista vittima di un trauma infantile che deve convivere con i demoni del suo passato. Abbiamo una scuola, sì di assassini (evviva!), ma pur sempre una scuola in cui vengono praticate lezioni di combattimento, di veleni e di molto altro. Abbiamo una sala da pranzo comune in cui succedono cose. Abbia scale il cui numero di scalini cambia in continuazione. Abbiamo studenti che formano legami, amicizie e ostilità. Abbiamo un coprifuoco. Abbiamo morti. Abbiamo sfide, gare e segreti. Abbiamo un'ombra che all'occorrenza mi ricorda proprio un certo mantello dell'invisibilità. Abbiamo una protagonista con un dono che nessun altro personaggio possiede. Vedete qualcosa di nuovo in tutto questo? Io no.

UNA PROTAGONISTA SPIETATA

"Wow, Mia Corvere è un'antieroina! È crudele, spietata, assetata di vendetta!"

*IO CHE SBATTO LA TESTA CONTRO IL MURO*

Dicesi del termine antieroe [Wikipedia]: "L'antieroe (al femminile antieroina) è un personaggio protagonista in diverse opere narrative che manca di alcune tradizionali qualità dell'eroe, come altruismo, idealismo, coraggio, nobiltà e forza d'animo, bontà, oppure dimostra qualità opposte."

Ragazzi, ragazzi, ragazzi, non vi sembra forse che Mia Corvere sia esattamente l'incarnazione (e non la demonizzazione!) di tutte queste qualità?


Sì, cerca vendetta, ma non lo fa forse anche Laia ne "Il dominio del fuoco", per citare un fantasy qualunque? Eppure nessuno ha mai definito Laia un'antieroina. E anche a questo proposito la vendetta di Mia non si manifesta mai come furia cieca, al contrario! È la stessa Mia che, nel corso della narrazione, ricorda a se stessa e agli altri personaggi di non volere che questo suo desiderio di vendetta oscuri la propria umanità. Già, è proprio scritto nero su bianco tra queste 460 pagine di romanzo. E voi mi venite a dire che non ha scrupoli? Mia Corvere è il personaggio più umano, più morale, più solidale e sensibile che troverete in questo romanzo. "Eh, ma uccide delle persone!" Santissimi Numi, certo! È un'assassina! Cosa vi aspettavate che facesse? La maglia?

LA PAURA DI MIA

"Sapete, c'è questo non-gatto, Messer Cortese, che si nutre della paura di Mia trasformandola in un personaggio coraggioso ma incosciente!"

AH SÌ?

Cavolo, questo aspetto mi intrigava tantissimo. Avevo un sacco di domande che mi frullavano in testa e a cui speravo di trovare risposta. Cosa ci spinge a fare o a non fare la paura? Se qualcosa si nutrisse costantemente del nostro timore, quali sarebbero le conseguenze? Sarebbe un bene o un male? La mancanza di paura rende Mia estremamente coraggiosa, ma per come è stato strutturato questo personaggio, per tutto il romanzo ho avuto la sensazione che Mia avrebbe compiuto le stesse scelte anche senza Messer Cortese al suo fianco. Sospetto confermato dal fatto che molte sue azioni finivano per essere compatibili con quelle degli altri personaggi. Insomma, nulla che una protagonista di carattere non avrebbe fatto. E non dimentichiamo che il coraggio richiede inevitabilmente un pizzico di incoscienza.

VOLGARITÁ, VIOLENZA E SESSO

"Se odiate il linguaggio volgare state alla larga da Nevernight! Ne è pieno!"
"Caspita che scene violente! Omicidi, sangue, battaglie!"
"Io vi ho avvisati, qui ci danno dentro come conigli!"

DOVE DEVO FIRMARE PER ENTRARE ALL'INFERNO?

Questa era una delle principali ragioni per cui non volevo leggere Nevernight. Ero attirata dall'idea di una saga senza precedenti, ma poi quando ho sentito di tutti questi elementi che stridevano con la mia idea di lettura piacevole, ho creduto che avrei abbandonato il libro dopo appena qualche pagina. Le volgarità e le scene di sesso buttate random solo per fare mole proprio non riesco a mandarle giù.

Ma indovinate un po'? Ancora una volta è quasi tutta fuffa.

Ora, non è che non ci sia un fondo di verità in queste parole, ma la realtà è un po' diversa da come ve l'hanno descritta.

Innanzitutto la volgarità viene usata a sproposito solo in poche pagine, niente di ingestibile. Ricordo di aver maledetto Jay Kristoff al capitolo 36 per l'uso esagerato e inappropriato di parolacce non richieste e di termini poco eleganti, ma dopo 430 pagine ho pensato che uno sgarro potevo pur concederglielo. Il resto del romanzo non è certo casto e puro, ma la scelta lessicale dell'autore è sempre appropriata al contesto e mai ridondante. Insomma, le volgarità sono presenti, ma non al punto di contarne tre per riga e di sentirne il peso sulla narrazione, ma semplicemente per rendere più vivida la scena.

La questione della violenza è forse l'elemento più fedele alla realtà dei fatti. È un libro crudo, splatter? Sì, in alcuni punti senza dubbio, ma anche qui non in maniera esagerata e costante. Ripensando all'intero libro c'è forse una sola scena che mi ha destabilizzata, la stessa scena che però mi ha fatto anche pensare "finalmente! ecco la vera natura di una setta dedita all'omicidio!", per cui è quasi "normale" aspettarsi violenza in un romanzo di questo tipo. Per il resto, se pensiamo che ci siamo approcciati a una trilogia che parla di assassini, vi assicuro che per noi che apparteniamo alla categoria "deboli di cuore" non c'è nulla di così scioccante. Anzi, spesso vi sembrerà di leggere di agnelli, invece che di lupi. [*coff,coff vedi Naev coff,coff*]

Parliamo poi delle famigerate scene di sesso? Ero già pronta a saltare pagine su pagine perchè sembrava che la storia prolificasse di scene piccanti in ogni dove e, ovviamente, trattandosi di un fantasy non è certo quello a cui un lettore è interessato. Allora, beh, ho deciso di contarle per dar credito a questa teoria. 

E sapete quante ce ne sono? DUE.

D-U-E.

D

U

E. 

Io ero tipo "ah, tutto qui?".
Ah, se posso dirvelo sono pure ben scritte. Bravo Jay Kristoff.

COLPI DI SCENA

"Nooooo raga, ci sono certi colpi di scena che vi manderanno fuori di testa! Jay Kristoff è un maestro in questo!"

QUANDO SONO COSÌ CONFUSA CHE MI COLPISCO DA SOLA.

Qui le cose sono due: o nella mia vita passata ero un abile investigatore oppure il mio trisavolo era un lontano parente di Sherlock Holmes e ho ereditato il suo acume. Perchè amici, in questo libro è. tutto. così. dannatamente. prevedibile. e quello che non è prevedibile, quello a cui non eravate arrivati e che vi ha fatto sobbalzare dalla sedia, quelle due piccole bombe sganciate là in mezzo al nulla, ma che hanno fatto un rumore enorme, beh... sono le rivelazioni più assurde e insensate che leggerete mai. Ma io, che in fondo un po' mi sono affezionata a zio Jay e al mondo di Nevernight, accetterò queste assurdità e leggerò Godsgrave per scoprire fino a dove Kristoff può spingersi.

RITMO E STILE DI SCRITTURA

"Aspettatevi un ritmo lento, un stile pomposo, una narrazione artificiosa e barocca, ma che si fa leggere senza troppi intoppi."

DIN DIN DIN, ABBIAMO UN VINCITORE!

Finalmente un'affermazione in cui mi ritrovo.

Sappiate che nelle prime cento pagine circa non capirete niente. E va bene così, ci siamo passati tutti. Le domande "ma perchè l'ho iniziato?", "che faccio, vado avanti o torno indietro?", "ma siamo nel presente o nel passato?", "ci capirò mai qualcosa?", si affolleranno nella vostra testa, ma voi siate stoici e proseguite nella lettura. A un certo punto diventerà più comprensibile, ve lo prometto.

La parte centrale ve la godrete senza pensieri. Vi sembrerà di essere tornati indietro nel tempo, proverete delle sensazioni familiari, come di calore, e sorriderete per l'irriverenza del narratore. Un'ironia che forse non piacerà a tutti, ma che io ho indiscutibilmente apprezzato.

Nell'ultima parte dovrete ingranare la quinta, altrimenti Jay Kristoff vi lascerà indietro. La narrazione diventa rapida e incalzante, scene rocambolesche, eventi che si susseguono a un ritmo così frenetico che dovrete prendervi delle pause per non perdervi dei pezzi. Io vi ho avvisato!

Il narratore, che a quanto si dice è un vero e proprio personaggio del libro (quale non l'ho ancora scoperto!), è in terza persona , ma in fin dei conti fa un po' quello che gli pare (beato lui!), rivolgendosi di tanto in tanto direttamente al lettore. Io, che come ben sapete odio la terza persona perchè non mi permette di entrare in modo completo nella storia, questo narratore l'ho proprio amato.

Dopo il flop che era stato per me "Illuminae", credevo avrei messo una pietra sopra a qualunque libro scritto da Jay Kristoff, e invece con Nevernight ho rivalutato completamente il suo stile di scrittura. E a pensarci bene, l'elemento di originalità di questa saga sta proprio qui: nel modo in cui è scritta, un modo che - questa volta devo dar ragione alle voci di corridoio - non credo sia fatto per tutti.

LE NOTE

"Ah, le note mi hanno steso. Stupende, divertenti, interessanti!"

E DIRE CHE PER ME DIVERTENTE ERA SALTARLE, LE NOTE.

Ci ho provato, parola di lupetto che ho provato a leggerle. All'inizio mi sono sforzata, ma dopo credo tre pagine (ops!) ho deciso che avrei saltato tutte quelle note più lunghe di una riga, che beh... sono praticamente tutte! Un po' perchè se stai leggendo A è davvero irritante doverti fermare a leggere B, un po' perchè queste famigerate note non sono altro che storie di miti, leggende ed eventi storici passati di cui a me non fregava una beneamata fava e che mi procuravano una fulminea forma di narcolessia dopo tre secondi. Ma questo è un problema che ho da sempre con le note, per cui in verità il mio consiglio è quello di leggerle. Durante o dopo che avete finito il capitolo, al termine del romanzo, mentre mangiate, sotto la doccia, leggetele quando vi pare, ma fatelo. Vi daranno una conoscenza più approfondita del world building creato da Jay Kristoff e tirerete qualche improperio in meno quando non capirete cosa state leggendo. Fidatevi!

E QUINDI? COSA NE PENSI DI NEVERNGIHT?

Penso che sia un saga dalle premessa valide, ma che sia stata presentata nel modo sbagliato. Non è un miracolo editoriale (quanto più un miracolo del marketing) e ancora non capisco da dove vengano fuori tutte queste dicerie, ma è una storia che sa sicuramente farsi apprezzare. È una storia accattivante, che si ciba di vendetta e misteri, di sangue e di legami proibiti.

Nonostante sia consapevole dei suoi difetti, Nevernight ha sicuramente attirato la mia attenzione e, visto il desiderio con cui sto aspettando di avere tra le mani il secondo volume, non posso fare a meno di consigliarvela. L'importante è che partiate consapevoli di cosa avete tra le mani, così facendo non potrete rimanerne delusi.



"Mai tirarsi indietro. Mai avere paura. E mai, mai dimenticare."



giovedì 27 dicembre 2018

Recensione "Danza o muori" di Ahmad Joudeh

Buongiorno lettori! 
In ritardissimo sulla tabella di marcia [ah, non sapevo neanche di averne una...] torno con una nuova recensione.
Com'è che si dice? Meglio tardi che mai, eh...

Dopo l'amore e la curiosità che una storia come Non stancarti di andare mi aveva suscitato, ho deciso che volevo approfondire ulteriormente la questione siriana, e così sono finalmente pronta a parlarvi di una delle mie letture di novembre.

Ehm, ehm,...

*colpo di tosse*

Sì, avete letto bene. Novembre.

Eppure, nonostante sia passato quasi un mese, la storia che Ahmad Joudeh mi ha raccontato è ancora vivida nella mia mente e non vedo l'ora di condividerla con voi.


Titolo: Danza o muori
Autore: Ahmad Joudeh
Editore: De Agostini
Data di pubblicazione: 6 novembre 2018
Prezzo: € 16,50
Trama: Danza o Muori è la storia – raccontata dalla voce stessa del suo protagonista – di Ahmad Joudeh, nato nel 1990 da padre palestinese e mamma siriana, e cresciuto nel campo profughi palestinese Yarmouk, a Damasco, in Siria.
Appassionato di ballo fin dalla più tenera età, Ahmad ha frequentato lezioni di danza in segreto a causa dell’opposizione del padre, che lo bastonava alle gambe per impedirgli di ballare. A rendere tutto ancora più difficile, la guerra (le bombe hanno distrutto la sua casa, il suo quartiere, e ucciso cinque membri della sua famiglia). Ma Ahmad Joudeh ha continuato a ballare e a studiare danza sul tetto della casa di amici, un muro come sbarra, tra le pallottole e le esplosioni non troppo lontane, e a dare lezioni di danza ai bambini del campo. Nel 2014 partecipa alla versione araba del reality ‘So You Think You Can Dance’: arriva in semifinale, ma non vince perché senza nazionalità. L’apparizione in questo programma lo rende celebre sia in Siria sia all’estero ma gli procura l’odio degli estremisti. Ma nemmeno questo lo ha fermato e negli ultimi anni Ahmad si è esibito sui palchi di tutta Europa, portando ovunque il suo messaggio di pace grazie a diverse performance dedicate ai tanti artisti meno fortunati di lui costretti a restare in Siria. Il suo sogno è fondare e dirigere il Syrian National Ballet in una Siria finalmente libera e pacificata.



RECENSIONE 

La prima volta che mi sono imbattuta nella storia di Ahmad è stato per caso. Ero sulla pagina del Circolo dei Lettori in cerca di un evento a cui partecipare e, tra tutti, mi ha colpito la sua presentazione. Non avevo mai sentito parlare nè di Ahmad nè del suo libro, non sapevo e non so nulla di danza, non avevo in apparenza nessun motivo per interessarmi alla sua storia. Eppure in poche righe ho sentito crescere dentro di me un sentimento a cui solo ora, a libro concluso, riesco a dare un nome: si trattava di una pura forma di solidarietà. E in un attimo volevo saperne di più.

Così, come spesso accade, ho iniziato a leggere Danza o muori carica di aspettative. Il mio desiderio era quello di conoscere meglio un paese così lontano e diverso dal nostro, attraverso gli occhi di chi quel paese l'aveva chiamato casa per tutta la vita. Il mio desiderio era quello di trovare la testimonianza di un uomo che aveva fatto della danza la sua vita e il racconto di come proprio la danza, emblema di coraggio e passione, simbolo di un sentimento tanto profondo da vincere sulle oscenità della guerra, l'avesse salvato. Ma questo desiderio è stato soddisfatto solo in parte.

Non nego che Danza o muori sia una storia di speranza, di forza, di coraggio, di amore, di passione, di caparbietà, di bisogno. Non nego sia una storia di paura, di atrocità, di sangue, di spari e di guerra. Ci sono state parti che mi hanno sconcertato, altre che mi hanno commosso, ci sono state scene che mi hanno segnato, altre che mi hanno spaventato. Racconti incredibili, allucinanti, surreali. Eppure, solo in pochi punti questo romanzo è stato capace di emozionarmi.

Sono tanti gli elementi che rendono un libro bello. L'intenzione, spesso, non basta. Il difetto più grosso che ho riscontrato sono stati i continui salti temporali. Un tipo di narrazione che io non riesco in alcun modo a digerire. Capite che diventa difficile riuscire a ricostruire la storia di un uomo quando si salta da un'età all'altra, e un po' si va avanti e un po' si torna indietro, senza riuscire a tenerne in mano il filo logico e cronologico. È tutto un "ma questo è successo prima o dopo della scena precedente?", "Aspetta... ma quanto tempo è passato dal fatto a cui si riferisce?", "Scusa, ma che età aveva quando è successo?". Caos, confusione, disordine. Una linearità ingenuamente distrutta.

Il secondo elemento negativo si basa sulla continua impressione che mancasse qualcosa. Questo perchè più leggevo le parole di Ahmad, più avevo la sensazione che si stesse esponendo solo a livello superficiale, tacendo gli aspetti più bui e dolorosi. Troppi pezzi mancanti, troppi cambi bruschi di capitoli, troppi ricordi accennati e non approfonditi. Posso solo immaginare quanto sia stato difficile per Ahmad raccontarsi al mondo, ma ciò non toglie che Danza o muori sia un libro e come tale ritengo sia mio dovere analizzarlo criticamente.

Date tutte queste premesse vi starete chiedendo se vi consiglio di leggerlo. Ovviamente sì, non posso rispondere altrimenti. Sì, sì, sì. Ed è un sì gridato a gran voce perchè, nonostante tutti gli elementi narrativi che possono non essermi piaciuti, questo libro vi sprona a diventare più consapevoli. E questa è una magia che non può essere ignorata. Leggetelo perchè vi arricchirà. E poi partite da lì per continuare ad esplorare e approfondire il mondo.


"Ecco, ora esisto. Dalle dita dei piedi a quelle delle mani, ciò che state vedendo è ciò che io sono davvero. E la mia storia balla con me: un grand jeté, per tutte le volte che mi è stato detto di non danzare,; un arabesque, preciso e saldo, per coloro che mi hanno umiliato ed emarginato; una pirouette per ogni volta che ho rischiato di morire, a causa delle vostre stupide guerre. Guardatemi tutti ora: vi sembra di avermi indebolito con le vostre minacce? Vi sembra che abbia abbassato la testa sotto il peso delle vostre armi? Forse da domani la mia vita diventerà ancora più complicata e il vostro odio nei miei confronti più violento. Ma, per oggi, ho vinto io."



giovedì 7 giugno 2018

Recensione "Solo la verità" di Karen Cleveland

Ultimamente sto spaziando molto tra i generi. C'è stato un lungo periodo in cui vedevo solo romance, romance, romance. Non esisteva nient'altro. Poi a un certo punto hanno iniziato a starmi un po' stretti e ho sentito la necessità di spostare il mio sguardo altrove. Ci sono generi che per me rimangono ad oggi inavvicinabili, mentre altri sono decisamente riusciti ad aprirsi un varco... ed ora dove ci sono intrighi, bugie e tradimenti ci sono io. E quale libro, se non un thriller, risponde meglio a questa descrizione? 


Titolo: Solo la verità
Autore: Karen Cleveland
Editore: DeA Planeta
Data di pubblicazione: 8 maggio 2018
Prezzo: € 17,00
Trama: Pochi clic separano Vivian Miller, analista del controspionaggio della CIA, dal suo obiettivo. Un algoritmo da lei ideato, due anni di ricerche, svariati tentativi falliti: tutto precipita verso la breve sequenza di gesti che le consentirà di violare il sistema operativo di Jurij Yakov e smascherare una rete di spie russe presenti sul territorio degli Stati Uniti. Ma quando la cartella друзья, amici, rivela finalmente il suo contenuto, il mondo di Vivian crolla in un istante. Perché a restituirle lo sguardo dal pc di Yakov sono gli occhi scuri e profondi di Matt. Il suo Matt. L’uomo della sua vita e padre dei suoi quattro figli. Di colpo non è più solo il futuro professionale di Vivian a essere in discussione, ma il suo presente, il suo passato. Mentre dentro di lei ogni certezza va in pezzi, la memoria corre a ritroso: l’incontro fortuito e quel caffè rovesciato sulla camicia di Matt (le goffe scuse di lei, il sorriso di lui); il primo appuntamento nel ristorantino italiano; l’improbabile proposta di matrimonio in aeroporto; la ricerca della casa perfetta nei sobborghi di Washington; la nascita di Luke. Una bugia lunga dieci anni. Un incubo privato destinato a trasformarsi in concitato intrigo politico dove la posta in gioco si fa di ora in ora più alta.

RECENSIONE 

Lei è un'analista della CIA, lui una cellula russa dormiente. Marito e moglie. Amanti che all'improvviso si scoprono nemici. E la fatidica domanda: Matt è stato per dieci anni il bugiardo perfetto? Vivian si potrà ancora fidare di lui?



Queste sono le premesse da cui parte Solo la verità, premesse che hanno subito catturato la mia attenzione. Non capita tutti i giorni di leggere un libro sul controspionaggio e la storia non ha assolutamente deluso le mie aspettative. La penna della Cleveland è capace di creare suspance, agitazione, batticuore, dubbi. Tutti aspetti che rendono un thriller degno del suo nome. Persino durante le prime pagine, in cui sapevo bene cosa aspettarmi per via della trama, ho sentito più volte il cuore in gola. Per non parlare della continua sensazione di sospetto che ti accompagna per tutto il romanzo, in cui ti chiedi incessantemente se le parole di Matt siano vere o se si stia semplicemente prendendo gioco di tutti, lettore compreso. 



Matt è infatti un personaggio che ho trovato molto ambiguo. È uno di quei personaggi che un attimo prima etichetti come possessivo e manipolatore, mentre quello dopo si mostra ingenuo e affettuoso. Non riesci mai a inquadrarlo perfettamente. Non riesco mai a fidarti di lui al 100%. Al suo opposto troviamo Vivian, con cui inevitabilmente entri in empatia già dalla prima pagina. Vivian è intelligente e sveglia e soprattutto farebbe di tutto per proteggere la sua famiglia. Ma non può ignorare ciò che ha scoperto e che ora la tiene prigioniera in uno stato di disperazione. In una frazione di secondo le è crollato il mondo sotto i piedi e capire come uscirne non sarà facile. Lei sa qual è la cosa giusta da fare, ma se la cosa giusta sgretolasse tutta la sua vita? Se mettesse in pericolo la sua famiglia? 




Come vi dicevo, ho apprezzato molto sia l'originalità della trama, sia l'abilità di scrittura dell'autrice, sia i personaggi. Eppure, nonostante tutte le qualità che questo libro presenta, non sempre mi sono sentita coinvolta nella narrazione. A volte i fatti mi sono sembrati un po' troppo trascinati per le lunghe, altre volte l'azione non mi è sembrata sufficiente. In più il romanzo è intriso di flashback che raccontano il passato dei due protagonisti ed è un espediente che avrei sfruttato diversamente, perchè troppo disturbante per lo sviluppo della storia. Se sono coinvolta nei guai in cui si trova Vivian, e all'improvviso parte un ricordo del passato, è ovvio che non sarò più di tanto interessata al flashback. È il presente che crea adrenalina, sono gli eventi odierni quelli da cui non ci si riesce a staccare. L'autrice avrebbe dovuto trovare un altro modo per svelare quei segreti.
Queste rimangono comunque piccolezze in confronto a come si presenta il libro nel suo insieme. Insomma, una storia decisamente consigliata! 



...e ½

  

domenica 24 aprile 2016

Recensione: Il mondo dell'altrove di Sabrina Biancu

Popolo di lettori!
Come state? Cosa fate? Cosa leggete? Voglio sapere tutto! Oggi mi sento molto molto attiva, tipo un vulcano pronto a esplodere, e voglio dedicare un po' di tempo a inventarmi qualcosa di nuovo da proporvi prossimamente. Lavora cervello, lavora!
Me, right now.
Nel frattempo vi lascio alla recensione di un romanzo molto particolare, nato dalla penna di un'autrice esordiente tutta italiana! Enjoy it 



Titolo: Il mondo dell'altrove
Autore: Sabrina Biancu
Editore: Marco del Bucchia Editore
Data di pubblicazione: luglio 2015
Prezzo: € 12,00
Trama: Cinque racconti – in cui fantasia e realtà si mescolano – capaci di trasportare il lettore in un altro mondo, in un luogo magico. Capaci di farlo sognare. Ogni cosa è viva e insegna qualcosa d’importante. E ciascuna storia si trasforma nella tappa di un viaggio in cui si cresce e si matura a fianco di Elia, Rosy, Tea, Pietro, Desideria, André e della stellina Irina.







Il mondo dell'altrove di Sabrina Biancu è stata la mia prima raccolta di racconti. Non mi sono mai confrontata con una narrazione breve e spezzata, ma ho sempre affrontato trame lineari e fluide. Pensandoci su, scrivere una raccolta di racconti non è affatto semplice, perchè l'autore deve essere in grado di racchiudere in una manciata di pagine l'essenziale e quel qualcosa in più in grado di catturare il lettore. E in questo Sabrina Biancu se l'è cavata molto bene. Il mondo dell'altrove è senz'altro un libro che scorre rapido, si legge in una manciata di ore, ma non per questo si tratta di un libro leggero. 
Che cosa c'è? Chiese la voce. "Ho paura" rispose il bambino con una flebile voce. Di cosa? Di crescere. Come mai? I grandi vogliono che dimentichi la fantasia e l'immaginazione. Mi chiedono di essere chi vogliono loro.
Attraverso questi 5 racconti l'autrice si pone l'obiettivo di mostrare al lettore quanto possa essere bella la vita e soprattutto quanto sia importante il significato che noi gli attribuiamo con i nostri gesti e le nostre decisioni. Queste 116 pagine sono infatti disseminate di messaggi, consigli, inviti, frasi forti e colme del desiderio di trasmettere insegnamenti importanti. Tra tutte le storie, la mia preferita è sicuramente la prima, probabilmente perchè è stata quella in cui mi sono rispecchiata di più. Io, pessimista per eccellenza, mentre leggevo di Nico mi sembrava di leggere di me stessa. Io, che alla fine mi sono ritrovata a fare il tifo per Elia e il suo sogno. Così ogni racconto parla al cuore del lettore in modo diverso, in base alle proprie esperienze e al proprio carattere. E ognuno grida un messaggio diverso. Se Nico ed Elia ci insegnano a credere in noi stessi e nei nostri sogni, condividendo il valore dell'altruismo, Rosy e Quicky ci spiegano l'importanza di imparare dai propri errori. Abbiamo poi Pietro e Tea che ci mostrano quanto sia forte il potere dell'amore, Desideria e Andrè che ci ricordano come siano i valori in cui crediamo a definire noi stessi e infine Irina che ci insegna a rialzarsi dopo una battuta d'arresto e a lottare per noi stessi.
La stanza, da buia, era diventata un caleidoscopio di colori, di tutti i colori dell'arcobaleno e anche di più che rappresentavano ogni emozione, ogni sensazione, ogni stato d'animo provato nel periodo in cui era stato via."
Ogni storia è poi arricchita di un elemento magico, che crea vivacità e richiama un po' le favole che tanto amavamo da bambini. E a pensarci bene, rivolgere Il mondo dell'altrove a un pubblico infantile, potrebbe essere uno strumento di crescita valido, magari arricchendolo anche con qualche disegno. Nel mondo creato dalla Biancu, però, c'è un elemento che non mi ha convinto. Ho sentito infatti la mancanza di un filo conduttore che legasse insieme i 5 racconti e desse loro continuità. La presenza di un prologo e un epilogo non sono stati sufficienti a tenere insieme la storia, mentre passavo da un racconto all'altro sentivo il bisogno di un qualcosa in più, di un legame. 
A conti fatti Il mondo dell'altrove è un libro che consiglieri a tutti, con particolare attenzione per coloro che cercano storie significative che vogliono far sentire la propria voce.


lunedì 11 aprile 2016

Recensione: A time for dancing di Davida Wills Hurwin

Hello lovely readers 
A quanto pare questi ultimi giorni sono stati all'insegna del #mainagioia. Prima Marie Lu mi ha distrutto facendo morire in Legend e poi in Prodigy tutti i personaggi che preferivo (mannaggia a te!), poi ho riguardato per la milionesima volta Il Re Leone (e via a piangere come una fontana per il povero Mufasa. Oh, ogni volta la stessa storia!) e infine ho deciso di buttarmi su A time for dancing, una storia di malattia e amicizia. Letture felici e spensierate mai, eh? #solomasochismo. E quindi eccomi qui, a condividere con voi un po' di questi drammi, parlandovi della mia ultima lettura!


Titolo: A time for dancing
Autore: Davida Wills Hurwin
Editore: Giunti
Data di pubblicazione: 10 febbraio 2016
Prezzo: € 12,00
Trama: Sam e Jules sono amiche da sempre e l'estate prima dell'ultimo anno del liceo discutono il proprio futuro, sognano di andare all'università o di scegliere il duro cammino per diventare ballerine professioniste. Comunque sia, sono pronte a vivere questa esperienza insieme, condividendo trionfi e lacrime. Non sono pronte però al destino che è già dietro l'angolo: Jules scopre di avere un tumore. Inizia così un nuovo capitolo della loro esistenza che le costringe a scoprire nuove cose di sé e dell'altra, che rischia di farle smarrire ma finisce per confermare la forza della loro amicizia. La vita può essere durissima e imprevedibile ma anche meravigliosa: esistono un tempo per amare, un tempo per vivere e un tempo per ballare.


Sembra proprio che io viva su un altro pianeta. A time for dancing è il libro che ha ispirato l'omonimo film del 2002 e che io non sapevo nemmeno esistesse fino al mese scorso. E dire che i film in cui i personaggi ballano li ho visti tutti: Honey, Step up, Ballare per un sogno, Shall we dance?, Save the last dance e avanti che andiamo. Ma A time for dancing me l'ero proprio perso. E infatti, quando ho preso in mano il libro, non sapevo nulla della trama eccetto tre cose: la storia parla dell'amicizia tra Sam e Jules, le protagoniste hanno la passione per la danza e viene affrontato il tema del cancro. E proprio a partire da questi tre punti ho deciso di strutturare la recensione.



Sam e Jules. Il racconto ci viene presentato in modo alternato da questi due punti di vista. Le due ragazze sono migliori amiche fin da bambine, hanno condiviso tutto insieme, tanto che Jules è per Sam la Unica e Sola. Ho amato tantissimo Sam perchè è uno di quei personaggi a cui mi piacerebbe ispirarmi per la sua forza, la sua determinazione e il suo altruismo. La notizia della malattia mostra la sua fragilità, rendendola un personaggio fragile e umano, fragilità che viene soppianta dalla volontà di essere un punto fermo per l'amica. Jules non mi è piaciuta allo stesso modo, purtroppo non sono riuscita ad entrare in completa empatia con lei. Potrei dire che non avrebbe dovuto comportarsi così, che ha compiuto delle scelte egoiste e discutibili, ma in fondo nessuno sa davvero fino a che punto il cancro possa influenzare il carattere di una persona finchè non si trova dentro al problema. 



La danza. Ah, perchè era un libro sulla danza? Mi aspettavo di leggere pagine e pagine di prove, di imparare qualche nozione in più su questa disciplina, di essere testimone di sacrifici e lotte per realizzare il proprio sogno, ma non ho trovato nulla di tutto ciò. In tutto il romanzo ci saranno sì e no 3/4 scene in cui le due protagoniste ballano, scene povere, superflue, che non danno nulla in più alla storia. Ed è un peccato, perchè sarebbe stata una parte davvero interessante da sviluppare.



Il cancro. State tranquilli, non è spoiler. Leggete tre righe di trama ed eccolo lì, crudo e spaventoso. Perchè avere il cancro fa paura, ti terrorizza e ti pietrifica. E allora perchè viene comunicato al paziente come se si trattasse di una slogatura alla caviglia? Dov'è il tatto? L'umanità? L'accompagnamento psiocologico? Sotto questo punto di vista il romanzo si presenta carente, introducendo tutto in modo frettoloso e senza lasciare al lettore il tempo di essere coinvolto nella narrazione. 

Nonostante questo A time for dancing è un libro che si fa apprezzare. Scorrevole, intenso, disperato. Un libro senza giri di parole, che va dritto al punto mettendo il lettore di fronte alla crudezza deĺla vita. Consigliato a chi cerca una storia forte e significativa.



martedì 23 febbraio 2016

Recensione: Il dominio del fuoco di Sabaa Tahir

Bonsoir miei topini di biblioteca!
Scusate se oggi posto più tardi del solito, ma sono stata intrappolata per ore e ore da test, calcoli e ragionamenti. Esatto, purtroppo stavo studiando. Ovviamente non è una novità dato che slides e appunti ormai mi fanno compagnia tutto il giorno tutti i giorni da mesi, ma domani ho l'ultimo esame di questa infinita sessione invernale ed era necessaria una full immersion in piena regola. WOW, L'ULTIMO ESAME. Quasi vedo la luce in fondo al tunnel, salvo poi ricominciare tutto da capo a giugno. Per questo motivo domani non riuscirò a pubblicare il T5W, ma conto di recuperarlo tra giovedì e venerdì! Non temete, non vi abbandonerò!
Concluse queste informazioni di servizio, sarete felici di sapere che, dopo non so più quanto tempo, sono finalmente riuscita a leggere Il dominio del fuoco. E ora vi tocca la recensione, come se non ne avrete lette già abbastanza. Si tratta infatti di un libro che tutti hanno elogiato e acclamato, ma su cui nutrivo delle perplessità. Questo perchè solitamente quando TUTTI, e dico TUTTI, amano un libro, è matematico che io mi rifugi in un angolino a domandarmi perchè non sia riuscita ad apprezzarlo allo stesso modo. E, infatti, sorpresa sorpresa sono ricascata in questo circolo vizioso. Vi posso dire che tutto sommato questa lettura mi è piaciuta, ma definirlo il miglior romanzo del 2015 mi sembra esagerato!


Titolo: Il dominio del fuoco
Autore: Sabaa Tahir
Editore: Nord
Data di pubblicazione: 8 ottobre 2015
Prezzo: € 16,90
Trama: C'è stato un tempo in cui la sua terra era ricca di arte e di cultura. Laia non può ricordarsene, eppure ha sentito spesso i racconti su come fosse la vita prima che l'Impero trasformasse il mondo in un luogo grigio e dominato dalla tirannia, dove la scrittura è proibita e in cui una parola di troppo può significare la morte. Laia lo sa fin troppo bene, perché i suoi genitori sono caduti vittima di quel regime oppressivo. Da allora, lei ha imparato a tenere segreto l’amore per i libri, a non protestare, a non lamentarsi. Ma la sua esistenza cambia quando suo fratello Darin viene arrestato con l’accusa di tradimento. Per lui, Laia è disposta a tutto, anche a chiedere aiuto ai ribelli, che le propongono un accordo molto pericoloso: libereranno Darin, se lei diventerà una spia infiltrata nell'Accademia, la scuola in cui vengono formati i guerrieri dell'Impero… Da quattordici anni, Elias non conosce una realtà diversa da quella dell'Accademia. Quattordici anni di addestramento durissimo, durante i quali si è distinto per forza, coraggio e abilità. Elias è la promessa su cui l'Impero ripone le proprie speranze. Tuttavia, più aumenta la fiducia degli ufficiali nei suoi confronti, più lui vacilla, divorato dai dubbi. Vuole davvero diventare l'ingranaggio di un meccanismo spietato e senza scrupoli? Il giorno in cui conoscerà Laila, Elias troverà la risposta. E il suo destino sarà segnato.



Il dominio del fuoco è un romanzo raccontato da due punti di vista, quelli di Laia ed Elias. Laia è una giovane dotta di bassa estrazione sociale, che passa il proprio tempo ad aiutare il nonno a prendersi cura dei malati e la nonna a preparare le marmellate. Almeno fino a quando il fratello, sospettato di essere un ribelle, non viene catturato dall'Impero e la sua famiglia sterminata dalle Maschere. Al contrario Elias è un esponente della Gens Veturia, è un nobile, nonchè una di quelle Maschere tanto temute e odiate da Laia. In Elias però c'è qualcosa di diverso dagli altri soldati dell'Impero, perchè questo personaggio mette fin da subito in discussione i metodi di governo e mostra un'umanità che nessuno all'interno dell'Accademia sembra possedere.
"Esistono due tipi di sensi di colpa. Quello che rappresenta solo un fardello e quello che invece ti dà uno scopo. Fa che il senso di colpa alimenti il tuo agire. Fa che ti ricordi sempre chi vuoi essere. Traccia una linea nella tua mente. Non varcarla più. Tu hai un'anima. È ferita, ma è ancora lì. Non permettere a nessuno di portartela via."
Il primo centinaio di pagine scorrono piuttosto lente, in quanto la Tahir ci introduce in modo estremamente preciso e accurato il mondo da lei costruito. Se da un lato è lodevole la cura con cui l'autrice si occupa del worldbuilding, dall'altro tutti questi particolari rendono la lettura davvero pesante. In più i capitoli dal punto di vista di Laia di certo non aiutano ad alleggerire la situazione. Per buona parte del romanzo, infatti, Laia si mostra debole e piagnucolosa ed è stata una grande fatica doverla sopportare. Per fortuna verso metà libro la situazione migliora, la ragazza acquisisce sempre più forza, diventa scaltra e si trasforma in un personaggio di cui andare fieri. Su Elias invece nulla da dire, amato dalla prima all'ultima pagina! È un combattente formidabile, fiero e letale, ma nonostante le sue incredibili abilità di guerriero odia essere una Maschera. Elias è quel tipico personaggio che vi farà venir voglia di entrare nel libro per poterlo abbracciare, consolare e prendervi cura di lui. 
"Tu sei brace sotto la cenere, Elias Veturius. T'infiammerai e brucerai, distruggerai e devasterai. Non puoi cambiare la tua sorte. Non puoi fermarla."
Ovviamente le vite di Laia ed Elias si scontreranno e si intrecceranno più volte all'interno del libro, ma se pensate che ne nascerà immediatamente un qualcosa di romantico vi sbagliate. Perchè in questo libro l'autrice non ci risparmia nulla e dà vita non ad uno, ma a ben DUE TRIANGOLI AMOROSI! Questa sottospecie di quadrangolo che si viene a formare non solo è superfluo, ma è anche irritante, disorientante e noioso. Odio la geometria.
Nonostante questo Il dominio del fuoco si distingue per l'azione, i misteri, per scontri e battaglie, segreti e ribellioni, per la magia. È una storia in cui viene dato un particolare significato all'amicizia, in cui la legge estirpa l'umanità dalle persone, in cui nessuno è davvero libero, qualunque posizione ricopra all'interno dell'Impero. 
Sono rimasta affascinata dalla caratterizzazione degli Auguri, incantanta dalla forza di volontà di Izzi e sconvolta dalla crudeltà delle Selezioni. Superata la lentezza iniziale Il dominio del fuoco si trasforma in un vero e proprio turbinio di emozioni. Una lettura che tutti gli amanti del Fantasy adoreranno, ma su cui si possono senz'altro fare dei miglioramenti.