lunedì 2 luglio 2018

Recensione "Mi vivi dentro" di Alessandro Milan

È lunedì pomeriggio e sono seduta davanti al computer. Non per gioco o per svago, ma perchè so di dover scrivere una recensione. E sì, dico "dovere", perchè quando ti imbatti in un certo tipo di libri non puoi passare a quello successivo come se nulla fosse. Parlarne, farlo conoscere, invitare le persone a leggerlo è l'unico modo per mantenerlo vivo. Ma non sempre è facile esprimere a parole le proprie emozioni. A volte le parole non bastano, non sono sufficienti, a volte il libro parla da sè. E questo è il caso di Mi vivi dentro di Alessandro Milan.


Titolo: Mi vivi dentro
Autore: Alessandro Milan
Editore: DeA Planeta
Data di pubblicazione: 27 febbraio 2018
Prezzo: € 17,00
Trama: Tutto comincia alle sei di mattina, in radio, dove due giornalisti assonnati si danno il turno. Lui sta cercando di svegliarsi con un caffè, lei sta correndo a casa dopo aver lavorato tutta la notte. E succede che nella fretta i due scambiano per errore i loro cellulari. Si rivedono qualche ora più tardi e da un dialogo quasi surreale nasce un invito al cinema, poi a una mostra, un aperitivo, una gita in montagna. Francesca è bassina, impertinente, ha i capelli biondi arruffati e due occhioni blu che illuminano il mondo. È una forza della natura, sempre in movimento, sempre allegra: per questo la chiamano Wondy, da Wonder Woman. Alessandro è scherzoso e un po’ goffo, si lascia travolgere da Francesca e dall’amore che presto li lega. Con lei, giorno dopo giorno impara a vivere pienamente ogni emozione, a non arretrare di fronte alle difficoltà. E così, insieme, con una forza di volontà che somiglia a un superpotere, si troveranno a combattere la più terribile delle battaglie, quella che non si può vincere. Ma anche dopo la morte sono tante le cose che restano: due figli, un gatto, un bonsai, tanti amici e, soprattutto, una straordinaria capacità di assorbire gli urti senza rompersi mai. Anzi, guardando sempre avanti, col sorriso sulle labbra. Non è una favola, quella di Alessandro e di Wondy. È però una storia piena di speranza, di amore, di attaccamento alla vita; un inno alla resilienza, quella da esercitare quotidianamente. Perché le storie più belle non hanno il lieto fine: semplicemente non finiscono.

(Un grazie alla DeA per avermi inviato una copia digitale del romanzo).


RECENSIONE 

Resilienza. /re·si·lièn·zaIn psicologia, la capacità di un individuo di affrontare e superare un evento traumatico o un periodo di difficoltà. 
Resilienza. In una parola l'essenza di un intero libro.
Resilienza. Ma anche resistenza, sopravvivenza, vita.

Mi sono approcciata a Mi vivi dentro facendo quasi un salto nel vuoto. Non conoscevo nè la storia di Alessandro nè quella di Francesca, li ho incontrati in queste pagine per la prima volta. Dico così perchè Mi vivi dentro non è una storia romanzata con personaggi inventati e una trama edulcorata, ma è una storia vera e vero è tutto il dolore che permea le sue pagine. Non vi mentirò, non è un libro facile da leggere. Sebbene sia volato via in due giorni scarsi (considerate che si tratta di sole 240 pagine) in realtà è stata una lettura molto frammentata nel tempo. Il motivo? Ad ogni capitolo avevo bisogno di respirare, di prendermi una pausa, di riossigenare mente e polmoni prima di immergermi di nuovo nella storia. Pagina dopo pagina è come essere presi a pugni da una mano invisibile che ti lascia lividi, ti fa sanguinare e ti riempie di cicatrici fino a quando non sei più in grado di rialzarti. Ma bisogna rialzarsi, è necessario andare avanti e farsi coraggio e combattere nonostante tutto. Nonostante tutto. Che parole cariche di tristezza. 


Come vi accennavo all'inizio, Mi vivi dentro è la storia vera di Alessandro e di Francesca e della battaglia che hanno dovuto affrontare contro il cancro. Già, il cancro. Quella malattia tanto subdola quanto vigliacca che a poco a poco si è divorata Francesca. Ma chi sono questi due personaggi? Alessandro è un giornalista di Radio 24, Francesca non solo è giornalista e scrittrice, ma negli anni è diventata un vero e proprio personaggio pubblico, è stata ospite di interviste televisive, ha vissuto una vita tanto piena da essere soprannominata affettuosamente Wondy, da Wonder Woman, e a lei è dedicata l'associazione "Wondy sono io". Eppure dove ho vissuto tutti questi anni proprio non lo so, perchè di Francesca Del Rosso non avevo mai sentito parlare. Col senno di poi, però, proprio questo entrare nel romanzo a scatola chiusa mi ha permesso di conoscere Francesca e immedesimarmi in lei più di quanto avrei mai potuto fare e mi ha fatto soffrire più di quanto potessi mai immaginare. 

E così è impossibile, è davvero impossibile non rimanere coinvolti nelle parole di Alessandro. Uno stile fresco, un ritmo incalzante, frasi brevi che vanno dritte al punto. Perchè in una storia che parla di malattia, nella fattispecie di cancro, non si può indorare la pillola. Bisogna essere sinceri, onesti, trasparenti e l'autore non manca mai in questo sia nei confronti del lettore sia nei confronti della famiglia, soprattutto i figli. Non oso immaginare cosa significhi per due bambini tanto piccoli come Mattia e Angelica perdere la madre, è un dolore che nessuno si merita di provare, specialmente dei bambini. Ma questo non significa che non debbano essere messi di fronte al problema e in questo l'onestà di Alessandro, tanto brutale quanto delicata, mi ha spiazzato. Continuo a chiamare l'autore Alessandro, come se fossimo amici di vecchia data, perchè, dopo aver letto una storia così intima e profonda, dopo aver provato il suo dolore e vissuto con lui gli ultimi attimi di vita di Francesca, è impossibile non sentirsi legati. Mentre leggevo Mi vivi dentro, infatti, mi sembrava quasi di leggere il diario personale di Alessandro, non perchè ci fosse un qualche richiamo alla forma epistolare, ma perchè i pensieri e le sensazioni dell'autore erano così vere da avere l'impressione di star violando la sua intimità.

C'è un solo elemento che non ho apprezzato di questo romanzo ed è un espediente narrativo di cui vi ho già parlato altre volte: i salti temporaliÈ una scelta che non mi hai mai convinto in un libro, non ho mai sopportato di vedermi interrotta bruscamente la narrazione per passare da presente a passato e viceversa. Trovo che una narrazione lineare sia più incisiva nel successo di una storia. Però, vi dico, si tratta di un gusto molto personale e, come penso ormai si sia capito, questo non mi ha impedito di innamorarmi del libro.

Perchè sì, mi sono innamorata. Mi sono innamorata dell'amore e della sensibilità di Alessandro, dell'ironia e della gioia di vivere di Francesca, della fragilità di Angelica e Mattia, della caparbietà dei medici, della genuinità degli amici e di tutte quelle piccole sfumature che si possono cogliere solo leggendo Mi vivi dentro. Di storie sul cancro ne ho lette parecchie, ma quello che differenzia Mi vivi dentro da tutte le altre è il fatto che non ci sia nulla di finto, di inventato o di romanzato in queste pagine. C'è solo un inno alla vita nel senso più reale del termine. Un storia di resilienza. Un racconto di sopravvivenza. Un libro pieno di amore. 

...e ½


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